Il tempo di riordinare le idee per partire da qualche parte, ma le mie idee sono come quei capelli ribelli, quelli che più li pettini più si scompigliano, ingovernabili. Allora chiudo gli occhi e penso se prima l'aria e il suo odore, il colore del cielo o la stradina, oggi asfaltata, che conduce al cancello. Se dal comignolo fumante, dalla pianta dei cachi, spoglia e arancione. se dalla luce accesa nella cantinetta, dalla faccia assonnata e rugosa di mio padre che abbozza un sorriso, dal profumo di lana vecchia e di pelle pulita di mamma, di cibo e di detersivi.
Da dove.
Da che parte partire, bella domanda, dalla mia camera oggi totalmente modernizzata, quella che aveva due lettini con un comodino centrale e le due abat-jour: Cappuccetto rosso con, al posto della fragola, una lampadina rossa nel cestino che portava dalla nonna, quella di mia sorella un Moschettiere con il naso da clown che si illuminava. Quanto mi piacevano, quanto era bello osservare la luce colorata. pensieri al presente e al divano-letto, sotto l'armadio a ponte, mamma è sempre stata una donna molto attenta a sfruttare gli spazi al meglio, l'unica cosa rimasta uguale sono i tendoni e il lampadario, il resto è solo qui, nella mia mente, ingovernabile come i pensieri, i capelli e i ricordi. Ingovernabile che non sa da dove farti partire, allora scrivi, parli e pensi senza capo né coda. E senti freddo, lontana da quella stufa a legna e da tutto quel buono che non hai mai dimenticato; e ti fermi un po' di più, ché di andare via non se ne parla, quando sei a casa.
Tiro su i capelli e ci pianto un mollettone, ascolto il crepitio del ciocco di legno e penso a Pinocchio, mi scappa un sorriso e mamma mi chiede se sto sognando, sorrido di più e vorrei prenderla in braccio o farla ballare, papà dal divano sorride con gli occhi chiusi e penso che stia sognando una bambina con le trecce che scappa via inseguita da un ramarro.
Ingovernabile, come la nostalgia e i "ti ricordi Silvy…" che hanno la voce lontana lontana e colori sbiaditi delle cose passate.
Oggi sono romantica e parlo d'Amore. Di quello che tocchi, che ti ha nutrito e cresciuto. Oggi la poesia è nella faccia rugosa di mio padre che si addormenta appena si siede, nei capelli bianchi di mia madre che mi ricorda sempre di più mia nonna, la mia amata nonna che sorrideva silenziosa, anche lei, forse, con i colori sbiaditi della nostalgia, ma non mi diceva "Ti ricordi, Silvy", io l'abbracciavo e ricordavo ogni bacio e ogni mestolata presa, e restavamo così, in silenzio.
La mia nonna-mamma e io.
sono tornata a casa, da settimane, stamani ho chiesto a mamma se ha fatto l'albero di Natale e mi ha risposto che non sa dove metterlo perché ha dovuto tirare dentro le piante esterne, le ho suggerito di fare quello piccolo piccolo e ha detto che lo farà, anche se fuori ha addobbato per bene il gazebo "Così non brontoli" e il sorriso nella voce tradisce quel salto nel passato che al telefono non si vede, ma si sente. E mi sento lì, seduta sul pavimento, nella penombra del salotto ad ascoltare l'albero e le sue luci mal funzionanti. E mi sento piccola e protetta, felice e amata. E amo.
Oggi parlo d'amore perché l'odio solca le rughe peggio del tempo.
Oggi sono romantica perché qualcuno dovrebbe pur dirlo che c'è bisogno di quel romanticismo che avevamo da piccoli, quello che da seduti ci faceva vedere le cose da un'altra prospettiva, ma non lo dicevamo, perché eravamo impegnati a costruirci un futuro a prova di adulto, protetti dalle lucine mal funzionanti di un albero di Natale che sapeva di resina e perdeva più aghi di un sarto distratto.
Sono romantica, oggi, anche se c'è il sole, ma aspetto il finale a sorpresa, come in quei film Natalizi in cui le temperature sono da record ma poi alla fine nevica quando le cose si sono appianate, qualche ora prima che arrivi Natale.
Ho chiesto a mamma se farà il pasticcio di pollo, negli antipasti, ha risposto che vorrà fare anche una cosa nuova che ha visto in tv. Nella voce quel "torno subito" di quando il passato bussa e tu hai voglia solo di giocare a campana a ritroso nei tuoi ricordi. E siamo noi due, in cucina, io che sfilaccio il petto di pollo, rigorosamente con le dita, perché deve essere così, lei che monta la maionese e, sconfitta, annuncia che è impazzita, mentre io mi preoccupo tantissimo, tanto da correre da mio padre a dire "non mangiare il pasticcio di pollo perché ci attacca la malattia di Gaetano". Gaetano era il nonno dei miei vicini, un signore anziano che regalava elastici come fossero gioielli, mangiava le caramelle e dava le carte ai bambini. Viveva in un mondo tutto suo, non era pericoloso e per farci essere educate con lui, la mamma aveva detto che era un po' matto, ma era pur sempre un nonno da ascoltare.
Oggi parlo d'amore, e lo faccio seduta accanto a un albero che, ogni anno, assorbe un Natale in più, che contiene ogni mio Natale, nessuno escluso, neanche quello della trappola per topi e della crosta di formaggio, neanche quello della pipì nella bacinella, quello di quando l'ho lasciato con in mano il diario dei miei silenzi e sono andata via per sempre o quello delle zeppole messe a gocciolare nella cassetta di legno rivestita dal lenzuolo. Parlo d'amore come lo so, scusate se non è all'altezza della situazione, ma guardo il mondo da un'altra prospettiva, qui, seduta sul pavimento ("e tutto il resto fuori").
Per farla "alla Dickens" ho iniziato da QUI .
Come per il post precedente, ti avviso. Questo spazio contiene materiale altamente Natalizio. Se sei intollerante sei ancora in tempo per scappare.
Sono tanti i Natali del mio passato, gli aneddoti che mi hanno sempre regalato un sorriso o una gioia di quelle semplici che profumano di burro, farina, uova e zucchero; impastati, modellati e sfornati.
Ho avuto anche io il mio periodo "odio il Natale", non lo nego, fortunatamente durato poco, giusto la stagione transitoria di un'adolescente ribelle e insoddisfatta, una sciocca bamboletta che voleva uscire con gli amici e sbuffava a tavola con i parenti, ma poi sono tornata in me, poi ho ricordato.
È una sera troppo vicina al 25 Dicembre, siedo a gambe incrociate sulla poltrona con il mac addosso; alla mia sinistra il cellulare che ogni tanto mi illude di non essere sola, alla mia destra c'è Lui, la mia compagnia.
Vi presento "Natale" o, meglio, una piccola parte del mio Albero.
Si chiama proprio Natale, come la festa che amo, come tutto il peso dei miei Natali passati accumulati in anni di addobbi e chiacchierate in penombra. Natale; come una persona, ma non come "un albero di Natale qualsiasi". Ogni dicembre compro un piccolo ninnolo da aggiungere, uno solo, perché è molto carico e perché il presente si vive con la novità di qualcosa che un attimo prima non sapevi, il nuovo è lo Spirito del Natale presente, e io lo osservo, lo ascolto mentre mi spiega le cose che non conosco.
Rosso e oro, luci multicolor e anima Blu.
Il mio albero si chiama Natale come il primo, comprato a buon mercato il primo anno che sono andata a vivere fuori casa, lontana da mamma e papà, lontana da quell'albero che profumava di resina e mi parlava con una voce più antica. Il mio primo albero era piccolo e carico come la slitta di Babbo Natale, poi sono passati gli anni e il materiale scadente lo aveva fatto piegare su se stesso, fino a quando ho cambiato casa e ho potuto permettermi un albero alto 180 cm. e, poco per volta, sono riuscita ad addobbarlo.
Tendenzialmente sono restia a buttare via i ricordi, ho tenuto il vecchio e piccolo albero per il balcone, fino a quando un vento esagerato lo ha dilaniato, allora ho pensato fortemente che il suo Spirito fosse passato nel nuovo acquisto e tutto è andato alla grande.
Ogni primo Dicembre, mentre il resto della popolazione aspetta l'Immacolata per gli addobbi, io passo una giornata a decorare Natale. Molte cose sono vecchie, arrivano dagli anni '90 e le distribuisco per casa, anche quella vecchia palla di neve che ormai al suo interno ha un babbo natale avvolto in una massa di gelatina, ma non posso e non voglio buttarla via, ha sempre qualcosa da raccontarmi.
Mentre penso al mio Natale 2013, le luci qui accanto aumentano l'intensità, con il giorno che da ore ha spento le sue, con l'artificiale diventato naturale.
Spengo il giorno, accendo la sera e penso a oggi, lasciandomi guidare dallo Spirito del Natale. Quello del presente.
"Non c'era niente di particolarmente felice nella città o nel clima, eppure aleggiava un'atmosfera di felicità tale che il più limpido cielo estivo e la più splendida notte d'estate avrebbero invano cercato d'eguagliare. (Cantico di Natale- C. Dickens, Strofa III "Il secondo dei tre spiriti")"
Inizio a sentire il Natale più o meno da metà Novembre. Chi mi conosce bene si preoccupa quando non ne parlo e, soprattutto, quando non preparo i dvd Natalizi a portata.
Dal primo Dicembre inizio a decorare l'albero, in genere impiego una giornata per finirlo, se inizio al mattino e, un giorno per volta, addobbo casa, fino ad arrivare all'otto e alla renna ubriaca sulla porta di casa. Il tutto avviene con in sottofondo la proiezione di un film natalizio. Vado in ordine d'importanza, quelli meno classici fino ad arrivare a capolavori (a mio avviso) come Il canto di Natale, che ho in quasi tutte le sue versioni, animati e non, chiave moderna o meno, Scrooge resta il mio preferito. Da quando ero piccola è stato amore a prima lettura, il libro mi aveva un po' inquietata e ricordo che mi avevano preso un fumetto di Topolino in cui c'era la versione con Paperon de' Paperoni nella parte di Ebenezer Scrooge, giusto per farmi tranquillizzare sostituendo le immagini spaventose della mia fantasia con personaggi un po' più simpatici.
Siamo a una settimana dalla vigilia, e ho già provveduto ai regali, non mi sento un'eroina per questo, diciamo che mi gusto il Natale perché sono predisposta da dentro. Ho risolto tanto tempo fa la questione stress, e l'ho fatto con la mia lista personale dei buoni, depennando tutti i regalini "per dovere". Non faccio niente se non per piacere ed è per questo che non diventa uno stress lo shopping Natalizio.
Le frasi fatte stile "a Natale siamo tutti più buoni" e la risposta "è ipocrita essere buoni solo a Natale e poi il resto dell'anno no" mi fanno sempre sorridere. Io sono così tutto l'anno, nel senso che sono simpatica con chi mi è simpatico e assolutamente inesistente con chi non mi piace (ok, qualcuno direbbe "anche un po' stronza" ma non è vero, sono solo "diversamente socievole") .
E a Natale faccio lo stesso.
Non sopporto chi deve ricambiare i regali a tutti i costi, quello è uno stress che le persone si possono evitare, mi fai un regalo perché hai avuto un pensiero per me, grazie, la cosa mi colpisce, soprattutto se mirato. Me lo fai affinché io corra all'ultimo momento a comprare qualcosa per te, ti attacchi. Se non sei sulla mia lista personale dei buoni, non ti regalo neanche una pallina di agrifoglio cascata dal vaso. Però ti auguro Buon Natale, e te lo auguro dal cuore.
Del Natale mi piace il calore del mio Albero, anche in questo momento, sono qui, scrivo, mangio cioccolatini e lui mi appoggia la sua luce sulle gambe, oltre la spalla; sbirciando questo spazio e brillando di energia positiva.
Aspetto a giorni l'arrivo dei miei genitori; che si vada da loro o che si spostino per venire qui, una cosa è certa: in cucina ci sta mamma, anche perché il regalo più bello è sicuramente la loro presenza unita ai sapori della mia infanzia. Ci troveremo tutti a casa di mia sorella, sicuramente più spaziosa del mio piccolo nido.
Sento sempre dire "non vedo l'ora che sia il sei gennaio" e mi si stringe il cuore, perché del Natale amo tutto il periodo che lo precede, l'albero con sotto i pacchetti da consegnare, la sua luminosità riflessa su carta colorata e sorprese di ogni forma. Mentre le pubblicità si sprecano, mentre la programmazione inizia a cambiare e accantonare palinsesti catastrofici, e sappiamo quanto ci sia bisogno di un briciolo di leggerezza unita alla speranza, potendo scegliere se farmi il sangue amaro con la politica o passare un paio di ore in serenerà, non ci penso troppo e schiaccio play, ho una videoteca natalizia molto assortita.
La mia tradizione è mettere il dvd del Canto di Natale versione Muppet's la sera della vigilia, subito dopo la mezzanotte, quando si aprono i regali, solo che la confusione a casa di mia sorella e la pesantezza del cenone, fanno pensare al letto e, personalmente, immagino il mio Natale a casa mia, tutto solo e spento.
Allora rimetto il dvd in borsa, guai a dimenticarlo, e quando arrivo a casa accendo l'albero.
Natale.
Lo trovo sorridente, comprensivo e gioioso. Da lì a poche ore sarà il suo momento, allora mi guardo Festa in casa Muppet, sorseggiando un digestivo, guardando ogni tanto Natale che brilla, e lo fa anche senza i pacchetti sotto. Lascio giusto la mia immancabile scatola di Pandoro Bauli a tenergli compagnia e guardo lo schermo della tv lasciandomi accarezzare il cuore.
Non pretendo che tutti amino il Natale, alcuni avranno i loro validi motivi per detestarlo, altri ne avranno di buoni per far finta di odiarlo; a me non interessano le tendenze, se io amo Natale e lo aspetto tutto l'anno, di certo, non mi sento "sbagliata" o "fuori luogo", i problemi ci sono sempre, come le cattive persone o i crimini, poi ci sono io, che alzo le spalle, almeno per un breve periodo, e dimentico, sperando che nevichi, perché il Natale con la neve ormai lo vedo solo nelle cartoline, e mi basterebbe una giornata grigia, perché il sole non si può imbucare alla mia festa, però non si può avere tutto e mi accontento della neve nei film, del caldo della mia casa, delle luci del mio Natale e della sua voce.
"È Natale da un'ora e mezza e sei bellissimo." "È Natale nei tuoi occhi, nel tuo cuore, e mi vedi così."
Non esistono alberi di Natale brutti, Ogni casa ne ha uno con il suo spirito, anche un vecchio melo senza foglie, se addobbato di lucine e amore, diventa bellissimo.
Questa sera guardo il mio albero, sa che sto scrivendo di lui, sa che Natale è vicino e sa che ne ho bisogno, per non dimenticare, per sperare e sentirmi piccola ancora una volta.
Fino al giorno tanto atteso, al pranzo con la tovaglia buona e la tavola imbandita a festa, fino a eliminare ogni traccia di sorpresa, anche il regalo messo al mattino, quello che la notte prima non compariva tra gli altri, quello portato da Babbo Natale, perché Babbo Natale non deluderà chi crede in lui.
Si mangerà tanto, troppo, le mandibole non si fermeranno un attimo "Prendi due mandarini che dissetano un po", sorriderò guardando mia mamma in meritato relax, l'ultima a sedersi e la prima ad alzarsi. Cercherò nel suo sguardo la luce della gioventù nascosta e ricorderemo qualche Natale passato, prima di riporre anche questo.
Festeggio il Natale con la famiglia, pochi intimi di qualità. Non lo passo più con zii e cugini, proprio perché non voglio si trasformi nella festa della falsità, vedo i miei parenti solo quando i miei vanno all'ospedale, e sono stati depennati dalla mia lista dei buoni.
Festeggio il Natale perché mi ritengo fortunata di avere ancora mamma e papà abbastanza in gamba, ma gli anni passano, e non so cosa i Natali futuri abbiano in serbo per me, spero ancora tanta gioia e gli abbracci dei miei genitori, dei miei cari. Vivo ogni Natale mentre il presente scivola e il suo spirito ha la barba grigia. Arriva e passa in fretta, e la sera non riesco più a mangiare, resto a casa mia, con Natale un po' meno luminoso, forse è stanco, sono giornate lunghe per lui, e mi accorgo che ha i rami curvi, o forse sono io a vederlo così. "Ancora pochi giorni e potrai riposare, amico mio." "È sempre bello restare con te."
Vivo ogni Natale futuro per avere in tutti i presenti un passato da ricordare, guardandolo sul mio amico albero, in una vecchia stella, nella nuova campana, in quel ramo interno che ha un piccolo spazio per il Natale che verrà.
E, come un vecchio burattino inerme sulla sedia, lo riporrò nella parte più alta dei miei ricordi, domandandomi quanto tempo manchi al prossimo Natale. Sempre troppo.