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venerdì 27 settembre 2013

A volto armato

Di questo istante amo ogni mio singolo turbamento celato dietro l'espressione corazzata, sguardo diretto e schietto, e dentro, il caos più totale. Ma questa notte mi piace così, come quando ti sfido per gioco e non sembra che mi stia sciogliendo, abbasso il viso per paura che si possa vedere il cuore pulsare, e il gioco si trasforma lentamente, le labbra lasciano morire il sorriso addosso, e le mani stringono come se dovessimo svanire da un momento all'altro.
(non andare)
E riaprire gli occhi, solo per un attimo, per trovare i tuoi che mi spogliano dalla corazza invincibile che mi contraddistingue, ma che vacilla ogni volta che mi abbracci.
(e chi si muove)
Persa tra le tue braccia mi sono ritrovata nelle tue mani, sempre loro, la mia dannazione, il mio voglio, devo, ancora.
(fino a quando non ti faccio capitolare)
Le minacce sono promesse che parlano dalla gabbia e trovano il modo di evadere, da un sorriso, da uno sguardo o una carezza.
Le minacce sono un gioco senza regole, ciascuno le sue ed entrambi vincitori.
(sai di buono)
E intanto le mie mani trovano la strada fra i tuoi capelli e sulla tua pelle calda.
(restiamo così)
In una stanza di sussurri, tra i muri di parole sconnesse che si frantumano sulla tua spalla.
E non voglio ascoltarmi, non voglio capire; lasciami perdere, ché si sta bene qui, anche se non parlo più, anche se mi batte forte il cuore e tu mi guardi, allora trovo la mia corazza, quella apparente che hai buttato giù da tempo, la indosso e ti sfido ancora, per gioco, giusto per ricominciare ridendo, con le labbra che fanno morire di nuovo il sorriso addosso a noi, divoratori di brividi.






lunedì 12 agosto 2013

Segni

Non in punta di piedi, perché questo è il mio sogno. Scalzo come me, e sento il pavimento liscio e fresco sotto i piedi. Non svegliatemi.

Darsi a fior di labbra, perché non c'è tempo per dire, l'alba è alle porte e non voglio ci sorprenda a parlare. È una notte dalla voce di velluto e il tocco musicale, come quei motivi che senti uscire da una finestra buia, quelli che non puoi fare a meno di ascoltare in silenzio, mentre osservi il cielo e fumi l'ultima prima di andare a dormire. È una notte dalla pelle calda e mani decise che stringono, ché non c'è tempo per fare le cose con calma e questo sogno mi appartiene; lo stringo, lo graffio, lo vivo nel respiro e sotto pelle.
Mentre, intorno, la città scorre lenta e ignara; mentre il silenzio arrossisce e si volta dall'altra parte.
Rotto, come dal suono di un cristallo scagliato sul pavimento.
Rotto, come dall'arrivo del treno.
Rotto, dalle suppliche soffocate sulla tua spalla.
Mordo le dita per non svegliare il giorno, facciamo piano, ma piano non fa per noi che abbiamo le ore contate e la voglia suonata.

Stringimi, fino a sentire le pulsazioni del mio cuore in ogni centimetro di pelle. Stringimi, per trovarmi al risveglio, e, se non hai più forza, stringerò io.

Chiudo gli occhi sul tuo sguardo che studia ogni mia espressione, non posso riaprirli, non stanotte, ma, se me lo chiedi, lo farò; e ti perderai.

Che ore sono, no, non dirmelo e torna qui. Lascia che il giorno aspetti, e tu stringimi fino a lasciare il segno, ma non il sogno.