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lunedì 7 ottobre 2013

Stretta

Tutta questa pioggia è sprecata se è la poltrona ad abbracciarmi.
Chissà se il rumore è lo stesso, chissà se ti domandi se io stia dormendo o meno. Io lo farei, se sapessi che hai paura del temporale, ma a te piace, e vorrei sentirlo attraverso le tue braccia, stretta da non capire dove finisca il tuono e dove cominci il cuore.
Stretta.
Stasera, più del solito, sento il freddo che un golfino non può lenire, e non posso dormire se tu non mi abbracci.
Stretta.
È solo questione di starci addosso, per non sbagliare, per non lasciare che la pelle si raffreddi e per sentirci un po' più nostri.
Stretta.
Nel tempo che non passa, nella pioggia che non bagna e nel tuo sguardo che ha fatto cadere anche l'ultimo velo.
Stretta.
Nella mano che accarezza i miei dubbi e nelle labbra che li cancellano. Nelle tue braccia e sulla tua pelle, nel mio respiro e nel nodo che mi strozza le parole.
Stretta.
Mentre un lampo illumina le mie mani, mentre tremo un po' di più, ma non è paura, è solo mancanza. Così forte da sentirmi vuota. Così intensa che se chiudo gli occhi ti sento dentro.
Stretta.

Ci sono notti che non passano mai,
e vorrei fermare l'attimo;
notti che portano il nostro marchio,
dimmelo ancora, ne ho bisogno;
notti di silenzi spezzati dai suoni del peccato,
sono tua;
mentre lasciamo che piova,
tu sei mio;
con il cuore in gola e la pelle arrossata,
mi sono persa,
senza parlare, guardando questo film, restiamo così:
Stretti.



venerdì 27 settembre 2013

A volto armato

Di questo istante amo ogni mio singolo turbamento celato dietro l'espressione corazzata, sguardo diretto e schietto, e dentro, il caos più totale. Ma questa notte mi piace così, come quando ti sfido per gioco e non sembra che mi stia sciogliendo, abbasso il viso per paura che si possa vedere il cuore pulsare, e il gioco si trasforma lentamente, le labbra lasciano morire il sorriso addosso, e le mani stringono come se dovessimo svanire da un momento all'altro.
(non andare)
E riaprire gli occhi, solo per un attimo, per trovare i tuoi che mi spogliano dalla corazza invincibile che mi contraddistingue, ma che vacilla ogni volta che mi abbracci.
(e chi si muove)
Persa tra le tue braccia mi sono ritrovata nelle tue mani, sempre loro, la mia dannazione, il mio voglio, devo, ancora.
(fino a quando non ti faccio capitolare)
Le minacce sono promesse che parlano dalla gabbia e trovano il modo di evadere, da un sorriso, da uno sguardo o una carezza.
Le minacce sono un gioco senza regole, ciascuno le sue ed entrambi vincitori.
(sai di buono)
E intanto le mie mani trovano la strada fra i tuoi capelli e sulla tua pelle calda.
(restiamo così)
In una stanza di sussurri, tra i muri di parole sconnesse che si frantumano sulla tua spalla.
E non voglio ascoltarmi, non voglio capire; lasciami perdere, ché si sta bene qui, anche se non parlo più, anche se mi batte forte il cuore e tu mi guardi, allora trovo la mia corazza, quella apparente che hai buttato giù da tempo, la indosso e ti sfido ancora, per gioco, giusto per ricominciare ridendo, con le labbra che fanno morire di nuovo il sorriso addosso a noi, divoratori di brividi.






martedì 24 settembre 2013

d(')istanti

La cosa più difficile è sempre lasciare le tue braccia, anche se le porto con me fino all'attimo prima di cedere al sonno che mi strappa via, per la seconda volta, dal calore di quella stretta così familiare da sentirne l'odore anche adesso.
E ti ascolto, chiudendo gli occhi, appoggiando la testa sulla tua spalla, sorrido, trattengo il respiro e apro bocca per dire qualcosa, ma la richiudo. È bello ascoltarti, e quando mi dici le cose che non so, il cuore mi batte forte. Come quando ero lì a guardare i video di argomenti seri e mai sfiorati, come quando eri qui, inusuali per molte persone ma non per noi che guardavamo in silenzio, mentre mi sentivo tanto stretta a te che sembrava stessimo facendo l'amore, quello lento e silenzioso.
Sono tanti i modi di fare sesso, anche la condivisione di momenti che non vedono nessun genere di coinvolgimento, in apparenza, mentre in pratica io mi sentivo completamente tua, tanto da starti in una mano, la stessa che vedo spostarmi i capelli che continuano a cadere davanti al viso. Le tue mani avrebbero bisogno di un tomo a parte, come le tue labbra o lo sguardo, che all'inizio temevo, mentre adesso lo indosserei in ogni momento.
Aggiorno il cellulare, mi dico, per non pensare al sonno che è sparito, per non pensare a quello che mi passa per la testa, alle mie deduzioni, a quelle che non sempre ti piacciono, però alla fine lo sai che fanno parte di me e ogni tanto cerchi di arrivare prima tu, per non farmi partire in quarta alla velocità della luce, e sorrido quando lo fai.
È l'ultima notte d'estate questa, avrei voluto dirtelo, così, senza senso, come molte cose che mi girano in testa quando mi parli, e mentre la tua voce mi accarezza io vedo solo le tue labbra e le tue mani addosso, e penso sia proprio qui che dovrebbero stare, addosso a me, senza alcun dubbio.
Come quando guardo l'ora e so che si è fatto tardi, allora vorrei dirti di no, che non è ora di andare a dormire, perché il sonno toglie, ma poi mi domando "cosa?" e dico buonanotte, mentre aggiorno il cellulare, mentre ha finito e ancora non ho sonno, con la musica nelle orecchie e la testa sul tuo cuscino, sperando ti arrivi il profumo dei miei capelli, sperando non ti svegli e... no, non diciamo cazzate, sperando ti svegli e ti venga voglia di abbracciarmi così forte da togliermi il respiro.
Ti direi che non ho sonno.
Ti direi di stringermi un po' di più, come piace a me.
Come si fa.
Di più.
Con la musica nelle orecchie, ora posso dormire, così.







lunedì 12 agosto 2013

Segni

Non in punta di piedi, perché questo è il mio sogno. Scalzo come me, e sento il pavimento liscio e fresco sotto i piedi. Non svegliatemi.

Darsi a fior di labbra, perché non c'è tempo per dire, l'alba è alle porte e non voglio ci sorprenda a parlare. È una notte dalla voce di velluto e il tocco musicale, come quei motivi che senti uscire da una finestra buia, quelli che non puoi fare a meno di ascoltare in silenzio, mentre osservi il cielo e fumi l'ultima prima di andare a dormire. È una notte dalla pelle calda e mani decise che stringono, ché non c'è tempo per fare le cose con calma e questo sogno mi appartiene; lo stringo, lo graffio, lo vivo nel respiro e sotto pelle.
Mentre, intorno, la città scorre lenta e ignara; mentre il silenzio arrossisce e si volta dall'altra parte.
Rotto, come dal suono di un cristallo scagliato sul pavimento.
Rotto, come dall'arrivo del treno.
Rotto, dalle suppliche soffocate sulla tua spalla.
Mordo le dita per non svegliare il giorno, facciamo piano, ma piano non fa per noi che abbiamo le ore contate e la voglia suonata.

Stringimi, fino a sentire le pulsazioni del mio cuore in ogni centimetro di pelle. Stringimi, per trovarmi al risveglio, e, se non hai più forza, stringerò io.

Chiudo gli occhi sul tuo sguardo che studia ogni mia espressione, non posso riaprirli, non stanotte, ma, se me lo chiedi, lo farò; e ti perderai.

Che ore sono, no, non dirmelo e torna qui. Lascia che il giorno aspetti, e tu stringimi fino a lasciare il segno, ma non il sogno.




mercoledì 17 luglio 2013

La sete

Siamo tutti l'oasi di qualcuno.

È che quando ci si ritrova nel deserto non si bada molto alla fonte, ci buttiamo nella prima pozza che capita, per placare l'arsura e per avvelenarci un po'.
E più bevi più ne vorresti, perché l'acqua è poca, quella è anche sporca, ma sei nel deserto e da lontano sembrava limpida, invitante, bevi, bevi e ti accorgi che è già finita, hai solo bagnato le labbra e la sete ti divora da dentro.
Sei talmente stanca che ti sdrai, accendi un'altra sigaretta e improvvisamente guardi il soffitto. Non c'è più cielo né sabbia. Sei in un letto sfatto e scalci via le lenzuola, serve aria, apri la finestra e il mondo sembra puntare il dito, allora la richiudi e cerchi qualcosa che faccia passare quella sete che ti sta bruciando in gola.

Siamo tutti il risveglio di qualcuno.

Dormi, mi ripeto, se non ci pensi tutto passa, anche le persone. Dormi, se chiudi gli occhi non vedi il vuoto. Dormi, nei sogni le oasi sono limpide e fresche. Dormi e ti disseterai.
Vigile, apro gli occhi e penso che una birra sarebbe la soluzione.
Faccio una doccia e lascio scorrere il peccato sulla pelle, apro la bocca e l'acqua si asciuga come un velo steso al sole. Un risveglio sbagliato, miraggio, più che oasi.

Siamo tutti il segreto di qualcuno.

Nascondimi, stringimi forte, non mi farai male. Sarebbe doloroso il contrario. Dissetami, ché le mie labbra sono bruciate da baci sbagliati. E fissi quel soffitto che diventa cielo, con due occhi in più, la mano accarezza la sabbia e non fai altro che pensare per avere.
Stringimi e facciamo che io riconoscevo le tue mani a occhi chiusi e tu respiravi il mio profumo maledicendolo qualche ora dopo.

Siamo tutti la sete di qualcuno.

Per tutte le ultime volte che "ancora dieci minuti" e non esistono gli orologi, tanto il tempo viene misurato in baci, ché non può durare più di una ventina di minuti, un bacio, mentre la luce esterna cambia intensità. Ma era un'ultima volta, non si può pretendere di spaccare il minuto, e dimentico la sete, dimentico il respiro che mescolo al mio profumo e spero solo che possa camminarti sotto la pelle, quando laverai via questo peccato, mentre osservi lo scarico libero e l'acqua limpida. Mentre in un altrove maledetto io mi abbraccerò osservando la sigaretta che brucia, forse avrà sete, allora la bacio e lascio che mi consumi la gola.
Il silenzio è complice di ogni fotogramma, ed è nel silenzio che si consumano i fardelli più pesanti, come sanno fare le donne adulte e gli uomini veri. Ma siamo tutti un po' bambini, quando si tratta di provare dolore, vorrei saperti sereno e dissetato, sono sempre stata brava a mentire a me stessa, in realtà, provo una perversa felicità al pensiero di te che maledici il mio profumo e che provi l'arsura della vera sete. Di quella che si prova solo una volta assaggiata l'acqua fresca e limpida. Non una fanghiglia scavata nel deserto.
Allora rivivi quell'ultimo bacio finito tra la sabbia, le lenzuola o forse era il cielo, poco importa, è stato quando ci siamo dissetati.