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mercoledì 2 agosto 2017

Estate, mi domando

Più passano gli anni e più mi domando come facessi a dormire così, appiccicata a mia nonna, a mia sorella, a mia mamma, a mio papà o con tre peluche, mentre fuori le cicale facevano festa e Giuseppe piantava i pali della vigna a tempo del frinire insistente.
La fronte, il collo e i capelli madidi, mentre l'estate soffiava il suo respiro, bruciando sotto la pelle, sfocando i sogni di quel sonnellino pomeridiano "così poi andiamo a prendere il gelato, quando ti svegli".
Ancora mi domando come facessi a dormire e svegliarmi sorridente, nella mia maglietta bianca, con i miei slippini a righe rosse un po' sbiadite, sorridente, nonostante il caldo e le cicale insolenti. Un sorriso a dispetto dei problemi dei grandi e della loro fretta, ma una promessa è sempre stata una promessa e io avevo dormito. Un sorriso per il gelato fragola e fior di latte, perché al cioccolato non mi piaceva e loro lo sapevano.
Ancora mi domando come facessi, quando nei locali pubblici non c'era aria condizionata e fumavamo tutti insieme. Estate e inverno, anche nelle mezze, ora che ci penso. Quelle paglie bruciate di fretta guardando verso la porta, ché se fosse entrato qualche conoscente spione sarebbero stati guai. Quando il sole ci baciava in spiaggia e non volevo più dormire con nonna, mamma, sorella, papà né peluche, quando non osavo dormire tra braccia estranee, ma disegnavo con la mente come potesse essere, d'estate, durante i pomeriggi al mare a fingere che l'acqua fosse troppo fredda per nascondere i brividi, mentre il sole ci bruciava lentamente. Mi domando come facessimo, quando nessuno diceva di bere tanto, lentamente sì, ma mai tanto. Io le ricordo tutte le mie estati, noi che viviamo in città di mare abbiamo sempre fatto i conti con la solitudine degli inverni e la nostalgia delle labbra salate, fatte di promesse sciolte nella schiuma delle onde. Noi che siamo cresciute in città di mare abbiamo una canzone per ogni persona che si è fermata ad ascoltare quello che siamo, quando ancora era tutto spontaneo, quando ancora gli scogli ci nascondevano e le sirene arrossivano.
E mi domando come facciano, adesso, senza un'estate da poter ricordare al buio della stanza in una sera di metà settembre, mentre il lenzuolo copre le spalle baciate dall'ultimo sole della stagione, senza l'attesa del postino e di una cartolina che ti strapperà un sorriso e una punta di gelosia di tuo padre.
Estate diversa, di locali freschi e istantanee di plastica, di caldo esterno ed emozioni confezionate, niente scogli signori o il mondo non saprà mai quanto sia bassa la notorietà. Mentre suona un allarme che azzittisce una cicala, mi domando perché.

mercoledì 29 luglio 2015

Di sole e dintorni

A piedi scalzi sul balcone per sentire il sole sotto i piedi, come quando ho scoperto che il sole non è giallo. Ero scalza anche quella volta, scalza da sempre, intenta a smascherare il sole.
Sole che scalda e ruba le sembianze di tutto ciò che tocca.
Cielo azzurro e rami vestiti di verde brillante, il sole della mia infanzia, ambrato sulla pelle e liquido sul ghiacciolo al limone che mi moriva lentamente tra le dita.
Poche lire impiastricciate.
Sole inflazionato.
Malato e pallido sul cemento di città, tra cielo bianco e lunghe strade deserte. Infuocate, vive.
Sole vestito di noia.
Con l'azzurro cielo da nuotarci dentro, sole che penetra l'acqua del mare e si nasconde lì, tra le gambe, quando la pelle delle dita è raggrinzita sufficientemente e puoi uscire per farti accarezzare i capelli bagnati.
Sole di baci salati e abiti larghi troppo smorfiosi per giocare con i raggi, quando di aria non sono mai sazi. Quando di vento vogliono ancora impazzire.
Sole che veste e spoglia le stagioni, sole che non dorme mai e ritorna.
Sole che ti abbassa lo sguardo se lo fissi, sole vagabondo che salta sulla prima nuvola per diventare fortuna e colori.
Sole avvizzito, sui segni del tempo. Sole baldracca e sole composto. Sole che bacia i belli e secca le merde, sole maleducato che lo pensa e non lo dice.
Sòle sbagliato che non tinge né scalda, ma parla, parla e ancora.
Estate da sole africano, quello che lascia parlare di sé e porta allarmismo tra un raggio e l'altro.
Sole che si deve bere, mentre accarezza le fontane di ogni città, da nord a sud, sole che batte le spiagge e se ne sbatte di quali.
Portofino o Palermo, il sole non è di parte, è superiore.
Sole sulle gambe, immobili e pigre, sole che non scaccia le mosche e sorrido.
Sole che mi fai il solletico.
Sole che storce il naso, se lo fai anche tu; sole che del tuo pallore ne fa efelidi da unire al chiaro del primo saluto del mattino.
Sole che spia, tra le tapparelle "chiuse lente" e la polvere che segue la sua spada di luce.
Sole invincibile.
Sole sul cipiglio delle brutte facce che ostentano pezzi di carne, per distrarre, sole su corpi sfatti e sorrisi imbarazzati, sole che non risparmia pregi e imperfezioni e se ne frega, sole che illumina la cattiveria travestita da insicurezza.
Sole materno, sui castelli di sabbia dell'infanzia.
Sole che d'estate infierisce; sole che d'inverno bacia là dove il ghiaccio brucia sulla pelle arrossata delle mani.
Sole, che è così Estate da slogan, mentre lecca il tuo gelato, mentre sei troppo lenta e vi scambiate un bacio.
Sole; che solo un po' mi somiglia, ma io mi eclisso meglio.





giovedì 4 luglio 2013

Notti d(')estate

Dico che il caldo non mi lascia dormire e mento.
Quando ero piccola e andavo in villeggiatura al mare, dopo una giornata di sole e la pelle bruciacchiata, dormivo fino al mattino, mi alzavo e facevo colazione, ascoltando mamma e papà che si lamentavano del caldo della notte. Poi mi dicevano che in spiaggia ci saremmo andato un po' più tardi, allora iniziavo a pensare alla bambina di Torino che mi stava aspettando, alla gara di tuffi con quei bambini spacconi di Trieste e al fatto che magari avrebbero iniziato senza di me. Con il broncio mi mettevo un po' in giardino, sull'altalena che i due vecchietti che affittavano la casa avevano sistemato appositamente per mia sorella e per me, volavo in alto e pensavo che se mi fossi persa l'inizio della giornata sarebbe stata una catastrofe. E sentivo il caldo.
All'ombra di due grossi alberi, con l'aria che mi soffiava sul viso e mentre cercavo di toccare il cielo, sentivo caldo.
Ecco di cosa parlavano mamma e papà. Mentre dormivo, forse, non lo avevo sentito perché aveva fatto piano, il caldo, poi, una volta entrato in camera di mamma e papà, forse, aveva scontrato un soprammobile e aveva fatto rumore, svegliandoli.

Sono cresciuta, e il caldo non mi lascia dormire.
Mento.
Sono i pensieri che non lasciano dormire. Bastarde responsabilità che mentre stai per chiudere gli occhi e staccare la spina della mente, ti suonano la tromba da stadio nelle orecchie e tu spalanchi occhi, cervello e tutto il necessario per restare sveglia e sentire caldo.

Fornitori da pagare.
C'è caldo.
Domani devo stirare una montagna di panni.
Cristo, che caldo che c'è.
Devo ricordare di scrivere quella email prima delle 9.30.
Stanotte non si respira.
È da un po' che non sento mamma e papà.
Perché non ho il condizionatore?
Chissà se mi ha mai sognato.
Basterebbe un ventilatore.
Evita di domandarmi alcune cose per non dover rispondere ad altre.
Adesso faccio una doccia ghiacciata.

E al mattino senti le mani gonfie, un cerchio alla testa e ti avvii verso il nuovo giorno trasportando le due borse capienti sotto i tuoi occhi.
Chi ti guarda chiede se sia tutto a posto, la risposta è automatica, "Non ho chiuso occhio per il caldo".
Come se questo bastasse a rendere tutto credibile, a sistemarlo in quella norma che è lo standard di tutti.
E ti senti un po' meno diverso, ché menti come molti di loro. Ho conosciuto gente che non ha chiuso occhio per colpa di una zanzara. Principianti. Il caldo è un'altra cosa. Maldestro, scontra la sveglia sul comodino e desta tutti per il gran fracasso.
Non ricordo quando ho iniziato a sentire il caldo, avrei preferito sentire Babbo Natale inciampare nei fili delle lucine e tirare giù tutto l'albero, ma Babbo Natale è un professionista abituato a fare piano, lui.

Oggi il sole non brucia, la mente dimentica di sentire il caldo, intanto penso che stanotte dormirò presto, visto che forse l'aria si è un po' rinfrescata.
Sarà certamente così, in attesa del primo temporale estivo che non mi lascerà dormire a causa dei tuoni.