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venerdì 4 ottobre 2013

Pesci alla deriva

Oggi sono scappata. Non ce l'ho fatta a reggere senza rispondere, in genere ignoro provocazioni o altro, ma sono giorni che non riesco a fare finta di niente.
Nella giornata del Lutto Nazionale a seguito della tragedia di Lampedusa, quando tutti dovremmo essere uniti in un composto silenzio o comunque un coro armonioso di voci indignate e unite nel rispetto delle vittime e delle loro famiglie, leggo gente che si scanna, cori razzisti, retweet continui di offese, come se l'ignoranza e il male non avessero già abbastanza spazio. Ho letto addirittura gente che si "preoccupava" della visibilità che potesse avere chi usava un hashtag commemorativo per questa tragedia, pappagalli sul trespolo che hanno sempre il becco puntato, con la ciotola dei semi vuota e l'occhio nel piatto degli altri.
Sono giorni che leggo la cattiveria travestita da parole gentili, chi parla di amore, famiglia e onorevoli concetti, ma il veleno, quando c'è, deve essere sputato, altrimenti soffochi, allora continuiamo a guardare cosa fanno gli altri, quelli che nel loro piccolo usano un mezzo secondo le loro coscienze o esigenze, poi torniamo a mascherarci da teneri amanti, mariti, mogli, fidanzate padri, madri o fatine dei denti, fino a quando la bocca non si riempie ancora di amaro e allora dobbiamo mordere nuovamente.
Leggo gente che punta il dito se si fa una battuta, la voglia di saltare agli occhi nel nome di cosa? Neanche ai tempi dell'inquisizione c'erano questi bacchettoni.

Mi rilasso, scrivo, sorrido leggendo, penso e mi emoziono. Un intermezzo che inizia davvero a starmi stretto.
Ho l'incubo di controllare le interazioni.

Blocco solo chi usa Twitter per pornografia o chi disturba in maniera seriale. Per il resto cerco, nei limiti, d'ignorare. Oggi ho bloccato ben cinque persone.
Il momento più difficile è il mattino. Pellegrini che sono capitati sul tuo account per caso e lasciano una perla di vita, che se ti va bene è il solito "buongiorno", solo il primo saluto dei quattro della giornata, segue "buon pomeriggio, buona serata e buonanotte", e io mangerei l'iphone per non scrivere quello che mi passa per la testa.
Se ti va meno bene, ti ritrovi in un trenino di tre mesi prima che qualcuno ha rimesso in moto. Ovviamente non conosci neanche uno di quei vagoni, e ora che spieghi che quei saluti di gruppo ti portano via tempo, spazio e ti bloccano il cellulare, hai finito i caratteri (otto nickname, se corti, ti permettono solo di scrivere "toglietemi dal gruppo") e poi ti senti anche in colpa perché non ci stava uno "scusate, mi si blocca il cellulare" però vedi che continuano a rispondere, allora useresti quella manciata di spazio per mandarli a cagare, ma respiri a fondo, conti e ripeti di toglierti, alla terza supplica qualcuno lo capisce, fino alla volta successiva.

Se ti va ancora meno bene, trovi la persona che ti commenta il tweet dicendo quale concetto sia migliore di quello che hai appena espresso. E attenzione, non parlo di chi ha un'opinione diversa dalla tua, ben venga un confronto costruttivo, parlo di chi dice cosa tu dovresti provare in quel preciso istante. Come se io dicessi a chi ha paura dei serpenti che deve avere più paura delle api. Sono io quella che teme gli insetti, non devono esserlo per forza gli altri, e se io temo gli insetti, non possono farci niente gli altri, possono solo prenderne atto e proseguire (anche pensando "sticazzi") ma non si può rompere in nessun modo le scatole a chi esprime una propria emozione, un proprio credo, un cavolo di pensiero che magari è fugace e si sgretolerà nel giro di due ore, potete leggere, scrivere ma NON POTETE SINDACARE su ogni cosa. Fatelo sulla vostra pagina e non sporcate quella degli altri. Usate le paroline magiche "per me", a volte cancello parole e sostituisco con sinonimi più brevi per farci stare un fottutissimo "per me" proprio per non avere rotture di scatole, ma pare che la madre dei saccenti sia una gran mignotta, e non prenda la pillola.
Nel giro di tre giorni sono stata definita "Cattiva" da due persone. La prima perché ho risposto che non parlo di politica su Twitter, e in 140 caratteri, per me, è impossibile farlo, leggo e retwitto chi è più bravo di me con la sintesi, ma non riesco a parlarne, non mi piace, sarebbe retorica fatta dal divano e non fa per me. Quindi, per questo, sono una persona cattiva. Ebbene sì, direi pessima.

Il secondo oggi. Dopo tre volte che ha commentato alcune pic linkate per la buonanotte con concetti molto forzati, oggi ho controllato chi fosse questo ovetto, e noto che la sua pagina era fatta di commenti più o meno spinti, alle pic delle utenti donne, la volgarità in persona, allora gli ho chiesto di smetterla di scrivermi, anche perché da me non ci sono le figure, non linko pic personali, per mia scelta, non per nascondermi, l'ho fatto poche settimane fa per le persone che mi seguono da un po' e non conoscono la mia "brutta faccia", ho tenuto come pic sul profilo la mia fotografia per ben nove mesi, quindi non voglio certo nascondermi, sono scelte che avvengono e non devo spiegazioni, almeno per questo spero; il fenomeno di turno mi sonda tentando di usare uno stile diverso da quello della sua home, del resto non mostro culi o tette, ma continua a sfogliare le pic, a dimostrazione che guarda solo quelle e lascia commento. Ho preferito tagliare la testa al toro e chiedergli di darci un taglio, senza troppi giri di parole (la mia biografia mi rappresenta più di quanto non sembri) . Del resto, non sono interessata a uno che descrive quanto il suo arnese apprezzi questa o quella foto, e per questo sarei cattiva, giusto, sono cattiva, ma tanto.
Ciliegina sulla torta, altro ovetto che si diverte a scrivere porcate a destra e sinistra, e non scendo in particolari, dico solo che mi sono rotta. Mi sono rotta di maiali, di buonisti, puttane e frustrati, mi sono rotta di account pornografici che ti si piazzano lì con l'arnese in mano e magari ti commentano anche, in caso non li avessi notati, mi sono rotta di gente che mi segue tre volte alla settimana, se sono un numero non seguitemi, per me non siete numeri, se vi seguo è perché vi trovo interessanti, mi sono rotta di donne che si rotolano nel fango a colpi di "sei un cesso, guarda che brutta che sei, io ho il culo più sodo" (e poi pretendiamo che gli uomini ci rispettino in quanto Donne), mi sono rotta di chi ride guardando il degrado e insulta te, che di ridere non ne hai neanche un po' di voglia, mi sono rotta di vedere voci fuori dal coro che vengono oscurate da starnazzanti oche selvagge e ragli di somari con i paraocchi, e, infine, mi sono rotta di dover spiegare anche le virgole di ciò che scrivo. Sì, mi sono rotta.
Anche di chi fa del proprio stile legge, l'arroganza risiede anche e soprattutto nei modi apparentemente gentili e ho il brutto vizio di leggere oltre ciò che è scritto, chi lo chiama "tra le righe" e chi no; nella rete i pesci sono tutti insieme, finiamo sulla stessa barca, liberi di spogliarvi di scannarvi, di scrivere oscenità o altro, ma non siete e non sarete mai liberi d'imporre la vostra presenza a casa di chi non gradisce il vostro odore.
Concludo.
Molte persone si sono allontanate da Twitter, mi mancano, è come se in un naufragio su un'isola deserta qualcuno si allontanasse per andar a cercare viveri e non tornasse, tu resti con persone che ti ispirano fiducia, e altre a cui non affideresti neanche  la spazzatura da buttare, osservo chi non ha avuto la forza di continuare, nonostante usasse bene il social network, e penso che forse si erano sentiti come me oggi. Osservo persone che mi illuminano lo sguardo ogni giorno, con la positività, con risate spontanee e carezze gentili. Penso che la maggioranza sia formata da pesci che dovrebbero divorare non chi la pensa diversamente, ma chi disturba e non accetta il fatto che non siamo tutti omologati.
Tu, tu, tu, tu, tu, tu, tu ma, soprattutto io, non siamo nessuno per giudicare le emozioni degli altri, prima si smette, prima si potrà usufruire del tempo perso che impieghiamo per costruire qualcosa, almeno per noi stessi.
(Dedicato a chi ha voglia di continuare a divertirsi. Io ci provo, lasciatemelo fare.)

venerdì 16 agosto 2013

Chi ha paura della Tweetstar?

"Chi sono, da dove vengono, di cosa si nutrono e che intenzioni hanno?"

Quesiti degni di Giacobbo e di uno speciale Mistero più approfondito della puntata Maya.
Credo che il termine Tweestar sia stato coniato con l'apertura di Twitter. Tutti ne parlano, ma, stringi stringi, a una domanda semplice come "Chi sono?" nessuno risponde.
Appena iscritta leggevo questi pensieri campati in aria in cui compariva il termine, credevo fossero i personaggi noti della tv, un modo alternativo per chiamare le stelle del video, invece, con il tempo, ho capito che dare della "Tweetstar" a qualcuno, è quasi peggio dell'insulto a un genitore.

Ogni parola ha un suo colore, suono, odore. Nel termine "Tweetstar" si sente l'intenzione, il disprezzo profondo, quasi fosse la Lettera scarlatta da mettere in biografia, se solo ci fosse un elenco, ma a nulla sono serviti anni e anni di appostamenti e ricerche; nessuno le ha viste, eppure tutti giurano sulla loro esistenza. Un po' come Keyser Söze, intorno alla vita di una Tweetstar sono state create leggende da non far chiudere occhio la notte, ho sentito dire che una Tweetstar, di fronte alla minaccia di uccidere un gattino di Instagram se non avesse consegnato le proprie bozze, abbia staccato la testa al cucciolo e se la sia mangiata ridendo a crepapelle. Cose da urli.
C'è chi isola la Tweetstar in coloro che hanno tanti follower, chi giurerebbe di aver visto Tweetstar non retweettare mai, chi invece pensa siano persone che hanno più followers che following. Una persona mi ha raccontato che le Tweestars non rispondono alle menzioni, neanche una stellina, un'altra dice che loro stellinano e basta.
Non dimenticherò mai l'incontro con quel ragazzo impaurito, al tavolo di un bar, che mi disse di aver visto più Tweetstar interagire solo tra loro, alcuni si scambiavano complimenti e Retweet, ero sconvolta, abbassando la voce di un tono, gli chiesi chi fossero, e, iniziando a tremare mi disse che Essi sono ogni giorno sotto gli sguardi di tutti. E se ne andò così.
Mentre scrivo questo post per fare luce su un Mistero più grande di me, riordino il materiale accumulato in più di un anno e mezzo; ogni tanto mi guardo le spalle per paura che mi sorprenda uno di loro, non sono tranquilla, e, se dovessi sparire e qualcuno leggesse queste parole, indagate su Twitter. Sicuramente la chiave di tutto è lì dentro.

Dati ottenuti:

Hanno tanti Follower.
Non Retwittano.
Hanno migliaia di Follower e poche centinaia di Following.
Non rispondono alle menzioni.
Non stelinano.
Stellinano e Basta.
Interagiscono tra loro.
Si Retwittano tra loro.
Tutti negano.
Sono tra noi.

Prove concrete:

Nessuna.

Sospettati:

Chiunque.

Gli occhi bruciano, il posacenere è pieno e, fossi stata un uomo, avrei la barba lunga, ma non si può avere tutto.
La mia ricerca ha portato a domande su domande, nessuno ha saputo fare luce sulla questione. Traggo le mie conclusioni.

Le Tweetstar sono una leggenda metropolitana. Come tutte le leggende, anche quella della Tweetstar, nasce da una verità distorta e riportata ai giorni nostri con particolari ricchi di ricami e merletti. Un romanzo degno di Jeffery Deaver. 
Credo che i primi utenti di Twitter si siano trovati in questa nuova realtà, con poche persone, a sperimentare un Social Network usando la sintesi e dando sfogo alla propria fantasia, centellinando il tempo libero. Con gli anni e l'arrivo di molte altre persone, i primi utenti si sono trovati spiazzati e  felici, ma sommersi dalla voglia di comunicare di ogni nuova persona, molti con linguaggio, usi e costumi diversi. La reazione non è stata uguale per tutti, perché non siamo tutti uguali.
Alcuni hanno scelto cosa leggere, altri usano il tempo libero per scrivere, senza sprecarlo in numerose interazioni, poi c'è chi retwitta solo ciò che sente più vicino al proprio stile, o chi sceglie di non retwittare per motivi suoi. Per quanto riguarda il numero di following, la scelta di selezionare nasce anche (e non solo) dall'esigenza di essere tranquilli e non avere rotture in forma privata, da quando lo faccio anche io, sono spariti tutti quei dm fastidiosi a sfondo sessuale che fanno venire voglia di chiudere tutto e andare via. E Seguire persone che usano twitter solo per intergire, non ha senso, a mio avviso (Come ho già spiegato nel post sul mio uso del Social Network). Ora che ci penso, siamo tutti possibili Tweetstar, chi non ha almeno uno di questi requisiti, punta il dito su chi fa di Twitter un angolo a proprio uso e consumo che, possibilmente, sia piacevole, visto che non è un lavoro.



Ho ripescato questo post parcheggiato nelle bozze. Stamattina ho letto una frase su Twitter che mi ha fatto venire voglia di rispolverarlo. Scritta da una persona che ha una sintesi invidiabile e riassume, in parte, il mio pensiero.


Da Fran Altomare @FranAltomare : Il concetto di Tweetstar è identico al concetto di Uomo Nero. Esiste solo per metter paura. Nelle storielle. Ai bambini.



O forse no?
Il bello di Twitter è anche questo. Nel dubbio, guardatevi le spalle. Sempre.













martedì 30 luglio 2013

Il viaggio di un Poeta

Siamo tutti scrittori con una tastiera sotto le dita.

Anche un bambino di 18 mesi che, sgambettando felice, preme più volte con le manine paffute, mentre sul monitor appaiono righe di "ncdvgtyvevmbrje 8-ààà90  tfffff9mfcìms,"a modo suo, scrive.

L'esigenza di mettere nero su bianco nasce da molte situazioni, non per tutti uguali.
L'esigenza di chi legge, varia dal ripieno sotto la corazza, dalla fame di conoscenza, curiosità o, semplicemente, noia allo stato puro.
Per lettura intendo ogni cosa. Dal libro al manifesto pubblicitario, e non fate quelle facce,  a cinque anni mi esercitavo a leggere così, sillabando i manifesti pubblicitari.

Chi scrive riesce in qualche modo a creare un filo diretto con sé, spesso, si sente il bisogno di dare vita a emozioni contrastanti per guardarle bene negli occhi, successivamente, per avere in qualche modo "detto" qualcosa che non si ha il coraggio di esprimere a voce, per dirlo a qualcuno o a nessuno in particolare, se non a un'idea che ancora è astratta, non ha connotati precisi, un'ombra che abbiamo creato e che ci ascolta sempre, magari è stupido, magari è un'àncora, per te che lo hai scritto e per chi lo ha letto.

Chi scrive cose allegre e riesce a strappare sempre un sorriso agli altri, non è detto che sia un buffone o un burlone. Mi piace pensare alla positività delle persone, in questo caso, a una grande generosità, ma non posso credere che una persona così sia un giullare 24 ore su 24, del resto, una o più frasi scritte, possono fermare un momento, come lo scorcio catturato da una macchina fotografica, una nicchia che si scava nella roccia o una finestra sul cielo. Ma, oltre l'occhio del fotografo, cosa c'era?

Amo scrivere e leggere, sono onnivora nella lettura, ho libri di tutti i tipi e leggo pensieri di tutti i tipi, apprezzo gli stili diversi di autori più o meno conosciuti e, come detto qualche giorno fa sul post dedicato al mio modo di "vivere" e usare un Social Network, anche su Twitter seguo diverse linee di pensiero.

La libertà di scrittura esiste, ed è sacrosanta, almeno fin quando esisterà la libertà di lettura. Se mi obbligassero a comprare un libro di Vespa, non entrerei mai in una libreria, la stessa cosa per Twitter. Se fossi obbligata a leggere argomenti e persone, per me, poco interessanti, chiuderei l'account.

Per alcuni versi, siamo tutti un po' masochisti, chi guarda programmi tv trash per poterli criticare negativamente, ma con intelligenza e coinvolgendo gli altri, chi la partita dicendo che in tv danno sempre e solo sport e chi sfoglia album di fotografie pur odiando gatti e pennuti da cortile.
Poi, c'è chi legge i "Poeti", detestandoli personalmente (neanche li avessero trovati a letto con la moglie o il marito, magari è così e io lo ignoro) chi ha scelto una linea di scrittura di un certo tipo. Senza sapere che spendono, in questo caso tempo prezioso e il tempo lo è davvero prezioso, lasciatevelo dire, uscendo da ogni libreria con quel libro di Vespa in mano. 

Non sono qui a difendere una o l'altra fazione, penso che non ce ne sia bisogno e so che le persone intelligenti continuano a testa alta, però io non capisco davvero la necessità di cucire una stella addosso alle gente, perché si sta facendo questo, e l'uso di un termine come "Poeta" con accezione negativa, è discriminazione allo stato puro.

Ho letto stralci di conversazione tra persone a favore delle frasi romantiche, con gente che rispondeva "sono arroganti", e io seguo questi "arroganti", vorrei capire se l'arroganza sia celata in un termine più ricercato o magari nel coraggio di scrivere la parola "Amore" senza perdere la propria personalità, se nell'ottenere consensi, oppure se l'arroganza sia sotto il coraggio di comprare libri degli autori che preferiscono, senza uscire ogni volta dalla libreria con Vespa in mano. Mi domando se l'arroganza non sia di Vespa stesso, che magari non sarà mai letto dai "Poeti", ma da altre persone, c'è posto per tutti in libreria, e Vespa ha venduto, e allora, se i "Poeti" da domani cucissero addosso al resto del pianeta una bella coppia di "palle" intese come "coglioni", cosa succederebbe? Non sarebbe bello, però, le persone intelligenti non discriminano, cambiano strada e continuano il loro percorso, se fosse successo questo, avrei scritto lo stesso post, orientata verso chi ama cazzeggiare in modo diverso, e ne seguo molti che lo fanno egregiamente. Poi, se vogliamo giocare con le parole, dico anche che il termine "coglione" può avere accezione positiva, se lo dicessi a un amico che mi ha fatto ridere a crepapelle con una battuta idiota, ma basta questo per arrampicarsi sugli specchi?

Inizio a pensare che spesso si vada a traino, usando gli altri per essere noi, ma se vi attaccate alla giacca di una persona e pesate, prima o poi, la persona, se la toglierà quella giacca, lasciandovi per strada a mangiare polvere e a inveire, con chiunque passi, contro qualcosa che non si conosce. Qualche pellegrino con, a sua volta, una giacca attaccata ai denti vi ascolterà, così il viaggio sarà meno triste in gruppo, intanto, gli altri, saranno a arrivati a destinazione, con un libro scelto tra centinaia, il sorriso sulle labbra e il cuore più leggero. E la gente ammirerà quella stella cucita addosso e, magari, spargerà le sue punte, per far sentire forte e chiaro l'eco del coraggio di non avere abbandonato il proprio viaggio in giro per un mondo fatto di emozioni. Senza soldi in tasca, con il vento sulla pelle bruciata dal sole. Vagabondi.

In questo post non sono stati maltrattati animali né insetti pungenti.

"Un giorno in casa di un grande Poeta trovò dei ragazzi che parlavan di pace, di colpo capì che era quella la meta che aveva raggiunto per esser felice. ( da "Il viaggio di un poeta", I Dik Dik)"



giovedì 25 luglio 2013

Sotto il pensiero, Twitter

Viviamo nell'era dei Social Network, i tempi in cui "Se non hai un profilo Twitter, se non sei su Facebook, o, in ogni buco della rete" sei nessuno.
Del resto, anche quando ero più giovane si seguiva qualche tendenza, addirittura si mentiva sul negozio dove avevamo acquistato gli stivali. Stessa marca e modello, ma se non li avevi presi da Palma in via San Luca, a circa 20.000 Lire di più, erano meno "IN".
Non c'erano i cellulari e dare il numero di casa era uno sport estremo, più che altro quando squillava il telefono e dovevi fare uno scatto da campionessa dalla sedia per precipitarti a rispondere prima che arrivasse alla cornetta uno dei tuoi genitori, per non parlare delle risposte a monosillabi o i bisbigli per non farsi sentire. Eri salva solo se avevi avvisato la mamma di avere dato il numero a un ragazzo che ti piaceva "un po'", quindi potevi lasciarti andare anche con qualche risatina civettuola, ma con parsimonia, perché erano i tempi in cui ci si vergognava di guardare un film con i tuoi genitori, durante la scena del bacio.

Arrivo da un periodo in cui avere la fotografia di un ragazzo che ti piaceva era una cosa secondaria; perché le persone le incontravi in piazza, sulle panchine o in spiaggia.
A volte le incontravi anche in discoteca, quando ci si andava di nascosto, ma poi la puzza di fumo impregnata nei capelli, nei vestiti e sulla pelle, rivelava la tua malefatta e scattava il castigo, per la bugia raccontata e per la disubbidienza.
Ma erano quelli i posti dove potevi socializzare, quando non eri  scuola, e, come accade sempre in tutte le compagnie, c'era di tutto un po'.
Chi si divertiva, chi aveva sempre qualcosa da raccontare, chi ascoltava, chi si vantava, chi si metteva in mostra, chi parlava con tutti e chi con pochi. C'era anche chi rompeva le palle a tutti, con due o tre spalle di supporto, che in genere sparivano quando capivano che la negatività non paga, quindi, il rompipalle di turno restava solo e, a volte, si adattava all'ambiente e si scopriva che non eravamo poi così male, oppure spariva, facendo spallucce, come una volpe con l'acquolina in bocca.
Erano locali per tutti, si poteva scegliere se continuare ad entrarci o cambiare Bar, se divertirsi o lamentarsi con l'amica in un angolo guardando gli altri ridere, ci si guardava negli occhi e ci capivamo senza parlare, benedetti silenzi complici.
Non ci facevamo mancare niente, c'erano anche le persone vestite meglio, con la moto più figa, con un sacco di ragazze e ragazzi che li idolatravano e ridevano a ogni battuta, alcune erano carine, altre un po' meno, ma le pecore c'erano anche prima. Mai estinte quelle.
È capitato che detestassi alcune persone a pelle, perché sempre circondate e amate da tutti, ho giudicato anche io senza sapere e senza conoscere, poi, però, un ragazzo di questi mi parlò, una volta, due e tre. Non era in mezzo agli altri e non era così antipatico. Capii che ero stata affrettata e che non lo conoscevo affatto. I suoi amici non erano pecore, erano persone che avevano conosciuto e riconosciuto i pregi di questo ragazzo, entri a far parte del gruppo, che non era un gruppo chiuso, era sempre aperto a tutti, ma c'erano persone che preferivano restare su altre poltrone a guardare in cagnesco e criticare, buttando fango su tutti. Anche su me.
Poi esistevano anche le persone antipatiche a pelle e di fatto. A volte, l'istinto non tradisce.

Nell'era dei Social Network le cose non sono cambiate molto.
La mia iscrizione a Twitter risale a più di un anno e mezzo fa, e, come molte altre persone, ho lasciato l'account dopo poche settimane, non riuscivo a capire come funzionasse. I personaggi della tv non rispondono e ancora meno a un uovo con 10 follower, mi annoiavo a seguire i loro resoconti di cene, gossip e cavolate di cui a me non importava un fico secco. Qualche persona "normale" mi seguiva, ma, ahimè, ero incappata in quelli che per aumentare il numero del contatore, seguono chiunque si iscriva, senza leggerti neppure una volta, a meno che tu non li menzioni, allora continueranno a ignorarti, ma almeno sai che ti hanno letto e puoi pensare liberamente "fottiti", senza sentirti in colpa. Campioni mondiali di "Ignora questa che non ha comprato gli stivali da Palma in Via San Luca", anche se non lo ammetteranno mai.

Eppure non smetti di seguirli, perché ti senti lusingata, all'inizio, quando tu che hai pochissimo seguito, hai scritto qualcosina, ti ritrovi a essere seguita da gente che viene letta da migliaia di persone, credi davvero che tutti, prima di iniziare a seguirti, leggano cosa e come scrivi. Almeno, io,  ci credevo.

Di dinamiche su Twitter ne sono state scritte tantissime, descrizioni dell'utente tipico di Twitter, più o meno dettagliate, schemi ben fatti; tutte perfette e corrispondenti alla realtà dell'utente medio della rete, dal navigatore solitario all'allegra compagnia d'immersioni.
Oggi vorrei scrivere le mie dinamiche, come vivo personalmente il Social Network, i miei criteri sulla scelta di chi seguire o meno, cosa mi piace e cosa no delle ali di questo uccellino azzurro.

L'inizio è simile per tutti, segui i Personaggi della tv, qualche quotidiano per le notizie e qualche conoscente della vita reale, pochi, e facendo bene attenzione che non siano persone che abbiano a che fare con te sul piano lavorativo, per poter evadere dai pesi di ogni giorno senza seccature o battutine sul tuo ultimo pensiero.

Si parla molto di maschere, di profili che scelgono di mettere il proprio nome e cognome, fotografia e magari anche il codice fiscale, già che ci siamo.
Per circa nove mesi ho tenuto la mia fotografia sul profilo e la città di provenienza, il mio cognome l'ho evitato unicamente per quanto scritto sopra. Non volevo troppa gente che conosco tra i piedi, perché per me indossare una maschera non dipende dalla scelta di metterci i propri dati anagrafici o meno, bensì, dalla scelta di scrivere realmente tutto quello che mi passa per la testa. Deliri inclusi, e forse sono troppo chiusa per riuscire a farlo di fronte a persone che potrebbero chiedermi davanti a un caffè "perché hai scritto questo?"
A distanza di tempo, una persona mi ha fatto vedere un'immagine che associava al mio modo di essere, un po' dama e un po' irriverente, genere Steampunk, che adoro, con alcuni tratti in comune.
Appena vista la pic ho pensato che, dopo tanto tempo, fosse giunto il momento di metterci anche l'anima, la faccia l'avevano già vista tutti quelli che erano presenti fin dai miei esordi (e che ringrazio, per esserci ancora).

Ho tolto la città di provenienza per non distrarre le persone. Si tende sempre a cadere sul personale con affermazioni inutili tipo "Ah ma siamo vicini, ecc." e a me non interessano i km che mi separano da una mente, perché non esistono se si entra in sintonia con pensieri che trasmettono qualcosa.
Cambiata la mia biografia, consigliato da una simpaticissima ragazza che, leggendo un mio tweet, mi ha detto che sarebbe una bio perfetta, ho continuato a cinguettare, esattamente come prima.

Cosa mi piace di Twitter? Poter essere me stessa. Ognuno fa come crede, c'è chi pensa di poter entrare in rete e scrivere tutto quello che gli pare, in parte è vero, possiamo, questo io lo faccio già dal primo giorno, ma quello che mi pare non è andare a rompere le palle agli altri.
Siamo tutti navigatori solitari che incrociano altre imbarcazioni, facciamo un cenno di saluto e proseguiamo il viaggio. Parlando da soli, consapevoli del fatto che gli altri ascoltino; e questo, diciamolo, a noi piace.
Amo scrivere, sono piuttosto silenziosa come persona e, come spesso accade a chi parla malvolentieri, penso un sacco e scrivo. Scrivo e penso, ok, a volte scrivo anche senza pensare e quando rileggo mi dico che avrei potuto evitare, ma la spontaneità esiste anche fuori dal contesto vocale, e sono molto istintiva. Anche nella scelta delle persone.

Di Twitter amo la sintesi, e detto da una che per scrivere "Ciao" parte dalle origini del saluto, è tutto un programma. Scrivere su Twitter è, ogni giorno, una sfida. Riuscire a esprimere un concetto in 140 caratteri non è facile, non per me, infatti mi sto rifacendo alla grande con questo post che forse sarà stato abbandonato alla ventesima riga, e tu non barare. so che ti sei fermato alla quinta.

Di Twitter mi piacciono gli stili delle persone. Non sono una che interagisce tantissimo, non di mia iniziativa. Questo perché ho sempre un po' di remore e, paradossalmente, con le persone che mi piacciono di più, tendo a interagire meno. Le persone che preferisco sono quelle che scrivono, che mettono sul vassoio una fresca spremuta di pensieri, di anima, di cuore, di divertimento. Amo la positività.
Ancora devo scrollarmi le critiche che ho sempre letto; chi si lamenta di chi interagisce, chi di chi non lo fa, chi stellina e chi retwitta troppo. Chi poco. È chiaro che più menti non raggiungeranno mai un accordo unanime. Alla fine si cerca di fare un abito su misura per stare comodi.

Mi metto nei panni di una persona appena iscritta, uno degli errori ricorrenti è dimenticare che tutti abbiamo iniziato da zero, io non sapevo dove sbattere la testa, e, ogni tanto, ancora oggi sbaglio muro.

Interagisco poco, ho paura d'infastidire chi scrive, di spezzare il legame che si è creato anche solo per 5 secondi durante la lettura. Poi ricordo che è un Social Network, imposto una risposta, ma era così bello quel tweet che cancello, per non imbrattarlo. A volte riesco a vincere le seghe mentali e invio.
Amo chi è al di sopra delle polemiche, chi continua a fare come gli pare e non corre a buttarsi nella mischia. Ho visto più danni creati da chi fomenta litigi che da prostitute nude in chiesa.
Ho la fortuna di seguire persone che non hanno sicuramente voglia di litigare su Twitter, vi garantisco che esiste anche chi si diverte e sa stare tra la gente senza rompere nulla. Spesso leggo che qualcuno sta litigando, poi vedo che la mia tl è tranquilla e penso sempre più di avere fatto le scelte giuste. Altre volte noto che alcune persone generalmente tranquille, vengono prese di mira, come a scuola con i bulli, e questo m'infastidisce e non poco.

Quando una persona inizia a seguirmi, la prima cosa che faccio è leggere la sua Bio. Se non la trovo, un punto a sfavore. Poi, passo alla home scavalcando tutte le interazioni, a caccia dello stile, dei pensieri e degli argomenti preferiti. Se trovo solo "buongiorno" e "buonanotte", non seguirò mai quella persona. Mi piace leggere. Rispetto chi usa Twitter solo per "chattare" ma è anche vero che per interagire non serve il mio follow, rispondo a chi mi scrive, se il discorso si protrae troppo a lungo, dopo un po' mi annoio, anche perché, spesso, apro twitter per scrivere qualcosa, se devo usare tutto il tempo per rispondere o specificare cose omesse in 140 caratteri, ecco che mi sento minare la mia libertà, quindi evito come la peste i lamentoni del "ma non rispondi mai, te la tiri fai la tuistar", posso garantire che inizio a capire molte persone che all'inizio ho giudicato male anche io.

Non amo seguire chi scrive solo ed esclusivamente citazioni, parliamoci chiaro, quelle si trovano ovunque, se ne trovano anche di meno usurate. Penso che, anche trovare aforismi meno conosciuti sia una dote. Ma una home di citazioni mi dà i brividi. Effetto cimitero. Amo i pensieri intrappolati, vivi, quelli che lottano per uscire dalle menti, ma poi ce la fanno. Zoppicanti e forse un po' opachi. Ma vivi.

Non amo i paranoici, se ho il dubbio che una persona possa avercela con me, chiedo in dm, non faccio un tweet in cui annuncio a tutto il mondo che "forse la persona in questione non mi considera perché..."(seguono le congetture più assurde), anche perché, se è vero che esiste gente che si nutre di polemiche e gossip, esiste anche chi, alla lunga, si rompe di leggere sempre quei "forse ti sono antipatico/a". A volte le menzioni si perdono, altre si leggono di corsa, ripromettendosi di rispondere successivamente e poi ci si dimentica, altre ancora (e mi capita spesso) non so davvero cosa cavolo dire a certe affermazioni (colpa mia), quindi stellino e scappo a lavorare.

La mia TL è piuttosto varia. Oltre ai "simili a me" (non quelli consigliati da twitter), seguo anche i miei opposti. Faccio un esempio, scrivo pochissimo di politica, a parte una battuta volante sul "caso del giorno", seguo quelli che per me sono "il meglio" nel fare satira o parlare seriamente di politica. Ho un senso dell'umorismo piuttosto noir, amo leggere persone che mi facciano ridere con scemenze che a me non verrebbero mai in mente, non perché io sia più furba, ma perché è così, quindi cerco di prendere l'eccellenza, secondo i miei gusti personali, da ogni stile o argomento. Idem per le frasi romantiche, forse sono più orientata verso queste, e non mi piacciono i pensieri letti e riletti, mi piace l'immediatezza, anche nelle cose semplici.

Non amo l'invadenza, neanche su Twitter. Leggo spesso persone che appena un utente scrive un tweet, sono subito con il fiato sul collo,  a fare di un pensiero dieci versioni o, peggio, a spaccare il capello in quattro.

Puffo Quattrocchi credo sia stato bandito dal villaggio, figuriamoci dalla mia TL.
Non si può sempre criticare la minestra degli altri, senza accendere mai un fornello (AutoCit.).

Non amo chi usa toni piuttosto spinti o coloriti, con me. Questo è uno degli errori ricorrenti. Non sono una bacchettona, anzi, scherzo e rido con tutti. Con alcuni un po' di più, unicamente perché c'è più confidenza, ci si legge da più tempo, ed è assodato che se rispondessi a tono a una menzione un po' più maliziosa, non fraintenderebbero mai. Serve più cervello per fare una battuta un po' più colorita che risolvere un'espressione algebrica (AutoCit.). Il limite dell'umorismo va a braccetto con quello del buongusto. Se non mi hai mai scritto, e due interazioni su due ci metti malizia, ti sego le gambe sul nascere.

Ogni persona è libera di scrivere quello che vuole, potrei anche scrivere solo di film, di calcio, di politica, di barzellette o di moda, ma, se interagisco con qualcuno, tengo presente che sono sulla soglia di casa sua, quindi mi pulisco i piedi sullo zerbino prima, e, soprattutto, evito di cercare a tutti i costi d'imporre il mio senso a un pensiero che non ho scritto io, soprattutto quando l'autore mi ha già detto tre volte che ho frainteso il significato.
Basta, dai, mascherare l'invadenza dietro la parola "opinione".

Non amo chi risponde alle domande retoriche, chi fa domande personali quando su un profilo non sono indicate generalità, tipo la città di provenienza, penso sia questione di eleganza, mica segreti, solo che se non avete mai parlato con una persona e le chiedete subito qualcosa di personale, trovo sia fuori luogo.

Questi sono i miei punti di vista, da prendere come tali. Per me Twitter è un gioco, una valvola di sfogo, una birra al bar dove trovo facce sorridenti, la confidenza a tutti i costi mi fa venire l'orticaria, e posso assicurarvi che questo atteggiamento "simpatici a gomitate" non aiuta ad avere il follow back, anzi. Generalmente evito proprio per non avere probabili seccature in dm da persone con cui non ho mai avuto nulla da dire in tl.

Il Retweet fa piacere a tutti. Amo retwittare e sì, anche essere retwittati è bello, però, piuttosto una volta di meno, sapendo che quel pensiero è stato apprezzato. Più volte al giorno faccio il giro delle home di molte persone, stellino tutto ciò che mi piace, mentre leggo, un modo (a mio parere) carino per dire "ciao, sono passata a trovarti", e retwitto quello che voglio far leggere anche agli altri. Se devo offrire qualcosa, cerco sempre il meglio. Molte di queste persone mi retwittano meno, alcune spessissimo, altre mai. Ma a me non interessa. Il retweet non è merce di scambio, per me, e quando vedo una stellina, o un retweet, fatto da alcuni di loro, sorrido. So che hanno apprezzato davvero. Peggio del followback o unfollowback, c'è solo il retweetback. Anche su questo discorso sono stata fortunata, per questo insisto sul fatto di controllare bene tutto, prima di cliccare quel benedetto tasto "Segui".

UnfollowBack.
Un Follow non è un matrimonio, se esiste il divorzio nelle coppie, figuriamoci su Twitter.
Cerco sempre di leggere attentamente le home prima di seguire una persona, le sviste sono capitate e capitano anche a me.
Anche quando non do il follow back, tengo sempre d'occhio chi mi segue, spesso non ho tempo per leggere tutto, appena ho un attimo, capito su alcuni miei follower e gironzolo per le loro home, a caccia di qualcosa da leggere, e ho trovato sorprese bellissime, oltre a qualche svista.

Le sviste sono le persone che, inizialmente, avevano qualcosa che ha catturato la mia attenzione, e poi in tl li definisco i "fantasmi" o "zombie". Un tweet di lamentela ogni ora, tweet automatico not follow. me e niente altro. "Forse gli hanno hackerato l'account", penso. Aspetto, ché non tutti i giorni sono uguali, dopo un mese la decisione. Unfollow. Tanto non davano, non apprezzavano e non interagivano. Mai.
Il miracolo avviene entro cinque minuti. Lazzaro risorge e si accorge che non ci sei più. "Perché il defollow? Grazie, ovviamente defollowback". E il mio "sticazzi" fa il giro del pacifico su una zattera.
Poi leggi che si lamentano "ti defollowano senza alcun motivo". Beh, anche io ho preso degli unfollow da persone che mi piacevano. Sono ancora sulla mia tl, e ho pensato semplicemente che saranno capitate a causa di un retweet, senza avermi letto attentamente prima. Non si può piacere sempre, non a tutti e non PER sempre. Mettetevi in discussione prima di urlare "al gomblotto".
Ecco, questo non mi piace. Il defollow back non è nella mia politica, a meno che non sia un caso. Ti leggo in tl, mi rendo conto che non so neanche chi tu sia, leggo quello che hai scritto, non mi piace e smetto di seguirti. Poi, scopro che neanche tu mi seguivi, quindi, ognuno per la sua strada e caffè virtuale pagato. Oppure qualcosa non mi convince, si prende la palla al balzo quando ti accorgi dell'unfollow, raro, ma potrebbe succedere. L'importante è non farlo per ripicca, anche perché, per me che amo leggere, sarebbe come la storiella del marito che si taglia l'uccello per far dispetto alla mogie.

Ho scritto molto, troppo. Tante ancora le cose da dire, chiudo parlando dei numeri.

Non tutti gli utenti con numero di follower alto sono delle chicche, sono certa che esistano persone appena iscritte, con 5 follower, che potrebbero spaccare il sedere ai passeri, ebbene, la questione dei numeri su Twitter è importante, per quanto molti smentiscano questo fatto. Non è sempre sinonimo di qualità, ma è importante. Se un utente con 500 follower scrive un tweet sul suo orto, becca venti sticazzi, due risposte di approvazione e 3 stelline. Se lo scrive uno con 25.000 becca 20 risposte di approvazione, 35 retweet, e il resto della rete pensa "sticazzi". Ma non lo scriverà mai, a lui/lei.

Per chi inizia da zero, se volete il contatore alto, seguite chiunque; se volete fare le cose con calma, scrivete e fatevi conoscere con il vostro stile, interagite con discrezione. Ci metterete un po' di più. Ma chi vi ha seguito resterà, finché defollow non vi separi.

P.s. Ho scritto talmente tanto che non ho voglia di rileggermi. Scusate errori e/o sviste grammaticali. Ma ho preso in mano questo post in tempi diversi.















martedì 2 luglio 2013

Bevo caratteri

Come ogni vizio, anche quello della scrittura, richiede le sue attenzioni e, soprattutto, i suoi spazi.
Scolo, alla goccia, gotti da 140 caratteri, ma se vuoi smettere non riduci. Come le bionde che avvelenano; prendi quel fottutissimo pacchetto e lo strizzi tra le dita.
Da ora smetto.
E sei libero dal vizio.
Quando l'intenzione di smettere non è reale, o supportata dalla forza di volontà, ci si nasconde dietro un debole Riduco.
Vigliacco e senza nervo.
140 caratteri.
In pochi secondi stai meglio, bruci quel pensiero e gli dai un volto, poi vai a fare altro.
Ma la mente gioca brutti scherzi, quando pensi di aver esorcizzato un'idea, ecco che compare Reagan, con la testa che gira sul corpo e la faccia trasformata dal desiderio di un'altra dose da 140 caratteri.
Hai ridotto.
E non smetti, come fumare le sigarettine che andavano di moda anni fa, è piccola, ne fumo meno, e, invece di un pacchetto, ne bruciavi due.
Scrivere è un vizio, se non smetti, non puoi ridurre.
140 caratteri non bastano, scrivo il doppio. Ho deciso di comprare una stecca e avere le spalle coperte. Ho deciso che, ogni tanto, quando Reagan urlerà nella mia testa, dovrò ammansirla con uno spazio tutto suo. Senza limiti e senza impegno, senza sorrisi di circostanza e senza esorcismi che tentano di liberarti dall'inchiostro che ti scorre nelle vene.
Ecco perché non riduco. Ecco perché brucio il Blu senza spazi né conteggi.
Vedo il fuoco Blu, e anche il ghiaccio brucia, prima di sublimare.