martedì 2 luglio 2013

Bevo caratteri


Come ogni vizio, anche quello della scrittura richiede le sue attenzioni e, soprattutto, i suoi spazi.

Scolo, alla goccia, gotti da 140 caratteri, ma se vuoi smettere non riduci. Come le bionde che avvelenano: prendi quel fottutissimo pacchetto e lo strizzi tra le dita.

Da ora smetto.

E sei libero dal vizio.

Quando l’intenzione di smettere non è reale, o supportata dalla forza di volontà, ci si nasconde dietro un debole Riduco.

Vigliacco e senza nervo.

140 caratteri.

In pochi secondi stai meglio, bruci quel pensiero e gli dai un volto. Poi vai a fare altro.

Ma la mente gioca brutti scherzi. Quando pensi di aver esorcizzato un’idea, ecco che compare Reagan, con la testa che gira sul corpo e la faccia trasformata dal desiderio di un’altra dose da 140 caratteri.

Hai ridotto.

E non smetti. Come fumare le sigarettine che andavano di moda anni fa: è piccola, ne fumo meno. E, invece di un pacchetto, ne bruciavi due.

Scrivere è un vizio. Se non smetti, non puoi ridurre.

140 caratteri non bastano, scrivo il doppio. Ho deciso di comprare una stecca e avere le spalle coperte. Ho deciso che, ogni tanto, quando Reagan urlerà nella mia testa, dovrò ammansirla con uno spazio tutto suo.

Senza limiti e senza impegno, senza sorrisi di circostanza e senza esorcismi che tentano di liberarti dall’inchiostro che ti scorre nelle vene.

Ecco perché non riduco. Ecco perché brucio il Blu senza spazi né conteggi.

Vedo il fuoco Blu, e anche il ghiaccio brucia prima di sublimare


Nessun commento:

Posta un commento