venerdì 27 settembre 2013

A volto armato

Di questo istante amo ogni mio singolo turbamento celato dietro l'espressione corazzata, sguardo diretto e schietto, e dentro, il caos più totale. Ma questa notte mi piace così, come quando ti sfido per gioco e non sembra che mi stia sciogliendo, abbasso il viso per paura che si possa vedere il cuore pulsare, e il gioco si trasforma lentamente, le labbra lasciano morire il sorriso addosso, e le mani stringono come se dovessimo svanire da un momento all'altro.
(non andare)
E riaprire gli occhi, solo per un attimo, per trovare i tuoi che mi spogliano dalla corazza invincibile che mi contraddistingue, ma che vacilla ogni volta che mi abbracci.
(e chi si muove)
Persa tra le tue braccia mi sono ritrovata nelle tue mani, sempre loro, la mia dannazione, il mio voglio, devo, ancora.
(fino a quando non ti faccio capitolare)
Le minacce sono promesse che parlano dalla gabbia e trovano il modo di evadere, da un sorriso, da uno sguardo o una carezza.
Le minacce sono un gioco senza regole, ciascuno le sue ed entrambi vincitori.
(sai di buono)
E intanto le mie mani trovano la strada fra i tuoi capelli e sulla tua pelle calda.
(restiamo così)
In una stanza di sussurri, tra i muri di parole sconnesse che si frantumano sulla tua spalla.
E non voglio ascoltarmi, non voglio capire; lasciami perdere, ché si sta bene qui, anche se non parlo più, anche se mi batte forte il cuore e tu mi guardi, allora trovo la mia corazza, quella apparente che hai buttato giù da tempo, la indosso e ti sfido ancora, per gioco, giusto per ricominciare ridendo, con le labbra che fanno morire di nuovo il sorriso addosso a noi, divoratori di brividi.






giovedì 26 settembre 2013

Chiedilo alla luna

Quanti silenzi mancano per concludere questa notte?
Quante le ore che dovrei dormire?
Non guardo più il soffitto, non voglio sdraiarmi, non posso.
Guardo oltre e resto ferma, come quando sono di fronte al mare, come se.
Quanti vuoti per arrivare al muro?
Quanti sorrisi crepati prima di essere me?
Anche la luna è venata, per questo è fredda; e vorrei toccarla con un dito per scoprire se fa ancora male, ma è nascosta dalle nuvole, mi guarda e penso che forse vorrebbe toccare me per sapere di cosa sono fatta, se fa male e se m'illumino, ma non ha il coraggio di uscire.
Resto immobile, luna nascosta.
Accarezzo le mie paure, luna ferita.
Mentre brucio l'ultima prima di andare a dormire e non vorrei abbandonare questo cielo nascosto, non vorrei nascondermi a esso; e penso a questo mentre mi faccio più piccola, ma non abbastanza da inventare un nome alle stelle.
E penso a cosa, ma non rispondo.
Lscio che scorrano i titoli di coda di questa giornata, anche se siamo già a domani e ieri è finito. Ecco un buon motivo per andare a dormire, chiudere ufficialmente ieri, e la luna lo sa, per questo resta sveglia.
Ripasso tutto prima di dormire, conosco le battute a memoria, dal Buongiorno distratto a quello sorridente, nascondendo la luna dietro le lenti scure, schiacciandola dentro, c'è posto, sono una persona lunatica e lunare, ma dipingo il sole sulla faccia per nascondere la luna nel cuore.
La gente non lo sa, la gente non sa mai niente e se glielo chiedi sa tutto, ma io non sono tutto e non voglio esserlo, mi basta poter mostrare la luna, senza pretenderla e senza chiederla.
Ripasso ancora, ma la so, sarò promossa anche oggi e poi andremo a festeggiare, la luna e io, ovunque i segreti ci porteranno, in silenzio, abbracciate, e potrò togliere il sole dal viso, e potrò dire che ogni tanto fa male, però non dovrebbe servire, perché la luna lo sa, ma non dice niente.

martedì 24 settembre 2013

d(')istanti

La cosa più difficile è sempre lasciare le tue braccia, anche se le porto con me fino all'attimo prima di cedere al sonno che mi strappa via, per la seconda volta, dal calore di quella stretta così familiare da sentirne l'odore anche adesso.
E ti ascolto, chiudendo gli occhi, appoggiando la testa sulla tua spalla, sorrido, trattengo il respiro e apro bocca per dire qualcosa, ma la richiudo. È bello ascoltarti, e quando mi dici le cose che non so, il cuore mi batte forte. Come quando ero lì a guardare i video di argomenti seri e mai sfiorati, come quando eri qui, inusuali per molte persone ma non per noi che guardavamo in silenzio, mentre mi sentivo tanto stretta a te che sembrava stessimo facendo l'amore, quello lento e silenzioso.
Sono tanti i modi di fare sesso, anche la condivisione di momenti che non vedono nessun genere di coinvolgimento, in apparenza, mentre in pratica io mi sentivo completamente tua, tanto da starti in una mano, la stessa che vedo spostarmi i capelli che continuano a cadere davanti al viso. Le tue mani avrebbero bisogno di un tomo a parte, come le tue labbra o lo sguardo, che all'inizio temevo, mentre adesso lo indosserei in ogni momento.
Aggiorno il cellulare, mi dico, per non pensare al sonno che è sparito, per non pensare a quello che mi passa per la testa, alle mie deduzioni, a quelle che non sempre ti piacciono, però alla fine lo sai che fanno parte di me e ogni tanto cerchi di arrivare prima tu, per non farmi partire in quarta alla velocità della luce, e sorrido quando lo fai.
È l'ultima notte d'estate questa, avrei voluto dirtelo, così, senza senso, come molte cose che mi girano in testa quando mi parli, e mentre la tua voce mi accarezza io vedo solo le tue labbra e le tue mani addosso, e penso sia proprio qui che dovrebbero stare, addosso a me, senza alcun dubbio.
Come quando guardo l'ora e so che si è fatto tardi, allora vorrei dirti di no, che non è ora di andare a dormire, perché il sonno toglie, ma poi mi domando "cosa?" e dico buonanotte, mentre aggiorno il cellulare, mentre ha finito e ancora non ho sonno, con la musica nelle orecchie e la testa sul tuo cuscino, sperando ti arrivi il profumo dei miei capelli, sperando non ti svegli e... no, non diciamo cazzate, sperando ti svegli e ti venga voglia di abbracciarmi così forte da togliermi il respiro.
Ti direi che non ho sonno.
Ti direi di stringermi un po' di più, come piace a me.
Come si fa.
Di più.
Con la musica nelle orecchie, ora posso dormire, così.







martedì 17 settembre 2013

Stelle sbagliate

01.49

È tornata la notte a salutarmi, come si fa con i vecchi amici, quelle cose tipo "ehi, passavo di qui, ci prendiamo un caffè e facciamo due chiacchiere?" E non puoi dire di no; nel momento in cui le apri la porta e la fai entrare, devi mettere in conto che il tempo volerà o si fermerà. Comanda lei.
La notte indossa tutti gli abiti che non metto più, anche quelli che non ricordavo di avere avuto. Ne mette uno per ogni cosa che dice, adesso ha la felpa con cappuccio blu elettrico, quella che mettevo senza pantaloni e che ti piaceva tanto, quella che ho faticato a buttare via, insieme al profumo che per anni siglava la mia pelle, quello che ti accompagnava a casa, e ti sembrava di portarmi via con te.

La notte sfoglia quel maledetto quaderno, lo stesso che ti lasciai sul tavolo quando decisi di andare via. Ho sempre scritto tutto, da quando avevo 12 anni e mi regalarono il primo diario, ecco, vorrei che la notte mi mostrasse quello. Il disegno degli occhi verdi di Diego, che poi si chiamava Giampaolo, ma questo l'ho scoperto dopo tanti anni, quando ero una donna e potevo permettermi di guardarlo in maniera sfacciata, e non nascosta dietro uno scoglio arrossendo se solo si girava verso la mia direzione, su quel diario scrivevo ogni cosa, dalla telefonata con Antonella nei minimi particolari, come se i segreti tra amiche potessero svanire se non li avessi scritti su carta, e poi c'era la volta in cui presi la mia prima insufficienza in matematica, ma siccome dovevo andare a una festa di compleanno non dissi niente a casa e firmò mia sorella. Ecco, vorrei che la notte sfogliasse quel diario, invece trova interessante quel maledetto e fottuto quaderno, che del diario aveva ben poco, ma c'ero io lì dentro, c'era la mia idea di felicità molto distorta e il tuo egoismo, solo che lo dipingevo come amore, e giustificavo tutto. La notte sfoglia i miei risvegli con i capelli arruffati e la pelle calda, con gli occhi lucidi di Ancora e braccia forti ma distratte. sfoglia le attese notturne le tue bugie, torna indietro e sfoglia quel primo bacio rubato, non dovevi e non dovevo,  e odoravo ancora della cucina di mia madre, ingredienti genuini, quelli delle persone oneste; eri incuriosito dal mio silenzio, dalla rapidità che avevo quando aprivo e barricavo un sorriso, eri incuriosito dalle parole celate dietro al mio sguardo, quelle che non dicevo, quelle che speravi fossero, ed erano. Mi sentivo importante, ma non potevamo, non dovevamo e, mentre scappavo dalle mie emozioni e mi nascondevo alle tue attenzioni, scrivevo di te, di noi, come facevo a 12 anni per Diego, a 14 per Luca e 16 Giulio e poco dopo per Bruno. Ricordi che mi regalano un tenero sorriso. Ma tu no.
Sono passati tanti anni e il tempo fa guarire, dicono, non penso più a te con dolore, sono proprio incazzata con te, con me e con la mia stupida remissività. Quella di allora, oggi sono diversa, sono cambiata e, per alcuni versi, la colpa è tua, il merito anche.
Guardo la notte far finta di arrossire, e la sfido a farmi la morale, quando lei per prima mi ha insegnato che la moralità non esiste.

02.18

Le dita della notte accarezzano le pagine della mia vita, appoggiano quel quaderno e mi sfidano a negare che tu sia stato il battito più accelerato, e non distolgo lo sguardo, fisso la notte con la stessa espressione che usavo per te. Non quella che ti piaceva tanto, quella era consumata ormai, quella di quando ti ho sbattuto sul tavolo le pagine della nostra storia, quelle che dopo tre giorni ti hanno fatto bruciare 120 km per venirmi a prendere, portando a casa la tua convinzione e le mani fredde. La stessa che hai incontrato ogni volta che mi dicevi "sono cambiato", con il broncio dell'uomo che non è abituato alla fermezza di un No. Eppure, stava succedendo a te, quello che non deve chiedere mai, l'uomo che "ma lo sai che non posso non rispondere e non fermarmi a fare due chiacchiere", mentre io credevo di conoscere l'uomo, invece, eri un copione di te stesso.

02.31

La notte abbassa lo sguardo su queste mie parole e guarda nel mio cuore, ma non entra, sa bene di essere stata bandita da queste parti, allora prova nei pensieri e trova tanti pezzi, ma è tardi per completare il puzzle, e la notte ha le ore contate. Vorrebbe giocare a scacchi, mentre io vorrei farla ubriacare, almeno una volta.
Fisso un'immagine e rabbrividisco. Non batte il cuore, non può battere per chi ti ha fatto sentire sbagliata, e odiare non sempre è sinonimo di amare. Oggi spero di sognare mani delicate e braccia forti, mi addormento con la paura di sognare te, e non sono mai sogni piacevoli al risveglio, anche se il sollievo della realtà mi riscalda; allora invoco il Blu e lo stringo a me, così ti terrà lontano dalla mia pelle schiarita e lavata dai tuoi baci sbagliati e carezze distratte.

02.41

Scusa Notte, ma si è fatto tardi e devo andare via. Ho un sogno che mi aspetta, lontano dalle luci, è un sogno in carne e ossa, dallo sguardo profondo e le braccia presenti, attente. Puoi riposare, se vuoi, ma fai piano quando vai, e porta via il quaderno. Sono pagine che non mi appartengono più, te le regalo, insieme al profumo e ai sorrisi di plastica. Anche se, in fondo, tu lo sai, mi hai solo voluto mettere alla prova, ma non era amore quello. Era una scintilla che ha scatenato un incendio, durato il tempo di un temporale. Resta un foglietto con un sigla e un breve pensiero, sciolti nell'acqua di una pozzanghera. E volto le spalle a una parentesi che sbiadisce sempre più i ricordi di plastica, ora lo so. Adesso vado a dormire, prendi quello che vuoi e non lasciare qui i miei errori, e neanche i segreti (02.53).




giovedì 12 settembre 2013

Un po' del mio Blu



" Il buio è la notte e la notte non è nera. La notte è Blu".
Fin da piccola, per abituarmi a dormire con la luce spenta, mi ripeto questa frase.
La lezione è servita a fare piccole e grandi cose, dall'attraversare un corridoio a luce spenta, a colorare un periodo buio.
Il famoso tunnel si affronta con i propri mezzi. Chi lo arreda, chi ci fa una festa, e poi ci sono io, quella che si mette a tinteggiarlo, un tocco di Blu perfetto, senza luci, senza inutili fronzoli. Seduta sul pavimento, come fossi in mezzo al mare o come fare un bagno di cielo.
La scelta degli elettrodomestici in casa è stata fondamentale anche dai led. Frigorifero con display blu, stessa cosa la lavatrice e il lettore blue ray; per il forno non è stato possibile, display arancione, però fa il suo dovere molto bene e abbiamo fatto amicizia lo stesso.
Il mio Blu non è un capriccio o un colore di tendenza, il mio Blu è stato un'esigenza, diventata uno stato d'animo.
Coloro di Blu le cose che non mi piacciono e quelle che amo. Sono monocromatica.
Il buio è Blu, rassicurante, rilassante.
Il silenzio è Blu, morbido e discreto.
La pelle nuda accarezzata dalla luce Blu, come se ci fosse sempre la luna a spiare, e le lenzuola assumono quella sfumatura cianotica che sembrano drappi di seta.
Il mare, il cielo, sono blu. Anche di notte, ché l'occhio inganna, me lo ha detto la testa, e se vedi il nero dove non c'è devi dare retta alla testa.
Avevo dimenticato il mio mondo, stavo quasi per cascarci in quel buio sbagliato, mi stava portando dove finiscono tutte le persone che si perdono e non trovano più la via del ritorno, dove hai la sensazione costante di aver dimenticato qualcosa d'importante, dove hai quella paura che non ha un nome o un volto, ma ti paralizza e nessuno ti può aiutare se non sai dire cosa temi. Fai finta di niente, però di notte aspetti il giorno e di giorno ti domandi come mai la notte sia così lunga.
Poi il led della sveglia nella stanza nera ha accarezzato il mio braccio. Vedevo.
In quel buio io riuscivo a vedere ogni cosa, il buio non nascondeva niente.
Ho ricordato quel mondo, come se nell'armadio ci fosse stata una Narnia tutta mia, niente leoni o streghe, Re o Principesse, solo un mondo amico che aveva voglia di proteggermi e di avvolgermi in questo grembo di velluto blu.  E ho colorato il tunnel, a mani nude prendevo mare e cielo, sporcandomi tutta, colorando ogni cosa, e mentre lo facevo sorridevo, vedevo e non avevo paura della notte, né del giorno. Sono tante le cose che facevo da piccola e che ho perso, questa è stata una ventata di ossigeno che porto sempre con me, dentro. All'occorrenza non ho paura di sporcarmi le mani

Ho speso due parole (quattro, sei, otto, nove...) per spiegare la mia Blunotte, che può sembrare un vezzo ma, in realtà, sappiate che per me è il miglior augurio che possa farvi; affinché non esista notte buia, per nessuno di voi. Blunotte a tutti.

mercoledì 28 agosto 2013

Proiezioni scomode

Scrivo piano, per non svegliare la città.
In punta di dita scorrono i pensieri, e sorrido alla notte che si è acquattata accanto a me, ha voglia di raccontarmi una storia che conosco, perché la notte è ladra di vite se resti sveglio. Lei sorride e legge i tuoi pensieri, mentre ti accarezza il viso, e non puoi fare a meno di aprire per lasciarla entrare.

E mi vuoi raccontare di quando non riuscivo a staccarmi da quelle braccia, di quel bacio che doveva essere l'ultimo, e poi ancora e ancora.

La notte proietta le immagini della mia mente sullo schermo spento della tv, e non mi riconosco ma sono.
Chiudo gli occhi, perché fa male, perché vedere e sentire significa rivivere, ma non è la stessa cosa, non è il posto giusto, e manca qualcosa. Manca sempre qualcosa per concludere la scheda della serenità, un punto stella, due punti jolly e qualche margherita.

Non farmi vedere, lasciami guardare; non voglio sentire, ascoltami; devo andare, resta ancora un po'.

La notte che passeggia sulle domande e lentamente scivola, appoggia la testa sulle mie gambe e sente.
La notte che corre sulle risposte, e si asciuga le lacrime, bagnandomi la pelle.
La notte che fa la misteriosa all'arrivo dell'alba e sparisce.

E mi vuoi spiegare il nesso di tutto questo, come se ci fosse un solo senso, mentre ognuno rivendica la propria terra di confine, mentre la pelle vibra, mentre si stacca una foglia dall'albero, mentre il vento la solleva dolcemente per alleggerire la caduta, mentre sono preda delle tue mani e cado. Sprofondo.

La notte mi parla di te, e scorriamo silenziosi, con la pelle scritta e l'inchiostro fresco. La notte che non può dormire e non sa cosa siano i sogni. La notte che legge la mia mente e confonde le cose. La notte che racconta poesie e sogna con me, a buio acceso, vestita di Blu.

Spogliata dalla ragione, vestita di coraggio.

È più notte del solito. Rido per colorare la mancanza, per nascondermi in quell'abbraccio e far finta di dormire. Mentre il fuoco brucia e il ghiaccio ancora di più. Vorrei dormire, ma non sono più capace e non è facile,

E ti guardo dormire, mentre maledico la luce del sole. 

È una notte che vuole restare a farmi compagnia, in silenzio mi sorride, come il migliore degli amici che sa quando è ora di tacere.
È una notte da mordere il cuscino per non urlare. O da andare al bar.
Per me, la solita malinconia. Questa volta facciamo in tazza di vetro.


lunedì 26 agosto 2013

L'incoerenza della notte (delirio dell'insonnia)

Stanotte prenderei il primo volo per andare in un luogo a sorpresa, a differenza di ieri, che sarei stata chiusa a pensare ai fatti miei, dicendomi che nessun posto è accogliente come le pareti di casa.
Stasera mangerei una vagonata di nutella, e ieri dicevo che evito la cioccolata in estate, perché non mi soddisfa; perché con il caldo fa male, ma è venuto il temporale e l'aria è fresca, quindi la nutella ci starebbe benissimo, come il nero sul bianco, come cacio sui maccheroni, come (stop).
Berrei un caffè, ma poi non dormo, e sono già le 2.10 Mi accontento di una Red Bull, così metto le ali e volo in quel posto a sorpresa.
Non ho fame e sgranocchio Pringles, ho voglia di silenzio e alzo il volume della musica, domani è lunedì e per me sarà domenica.
La notte mi assomiglia, sono una persona lunare, e anche un po' lunatica, così dicono gli altri e gli altri hanno sempre ragione, così mi hanno detto, ovviamente sempre loro, gli altri, allora alzo le spalle e lo dico anche io, intanto continuo a fare come mi pare, tenendomi il fagotto di torto e girando il mio mondo, quello piccolo, quello che mi hanno lasciato gli altri.
Ho paura del temporale e tengo la finestra aperta perché mi piace l'odore della pioggia; è una notte da corrompere, da sorprendere, come si dovrebbe fare con chi ti sta a cuore, e ora che l'ho scritto sono fregata, perché lo leggo e mi gira in testa,  fulmine a ciel sereno, nonostante le nuvole. Non si chiedono le sorprese, si desiderano e si ricevono, o si fanno, ma non si chiedono, perché se poi non arrivano e lo hai detto a voce alta, non puoi continuare a giustificare chi non ti merita o non ha la capacità di sorprenderti come all'inizio. Magari non ha voglia, e quello che ha attirato la tua attenzione era tutto lì, consumato in un attimo, perché non si deve risparmiare in certi casi, le persone devono essere inesauribili, se finiscono presto vuol dire che avevano poco, oppure hanno le scorte sotto chiave. La passione non è avara, brucia e non sente il caldo dell'estate, scalda in inverno e la indossi in qualsiasi stagione. Conosco la mia passione, riconosco quella degli altri, perché è come una piuma invisibile che ti percorre e solletica tutto il corpo, lui parla e ti abbracci per nasconderti, per abbassare la pelle, poi fanculo, la lasci così, rialzata, e chissenefrega, la bruci. Riconosco l'assenza di passione, è una notte senza giorno, un giorno senza notte, un mozzicone di candela che galleggia nell'acqua e tu non hai niente per asciugarlo, un fiammifero che non vuoi buttare via così.
Un aereo tra le nuvole, vorrei essere lì. Starà andando in quel luogo a sorpresa, quello che doveva essere la mia sorpresa, invece sono qui che evito di alzare gli occhi verso lo schermo della tv perché c'è un film horror, e ormai sono le 2.30 passate, mi è bastato vedere una mano mozzata, ho il telecomando sul tavolo. Non ho voglia di alzarmi a prenderlo. Scruto il monitor e fanculo all'aereo che è passato (maledetto anche il correttore che mi cambia fanculo con fanciullo). Ora ho perso il filo del discorso, posto che ne abbia tenuto in mano un capo, forse no, forse non c'era alcun filo, del resto, c'è il temporale, tira vento e ho dovuto bloccare anche la finestra.
Vado a dormire, ma non ho sonno.
Sono incoerente, come potrei non esserlo, la notte non è coerente, per questo la amo così tanto.